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Serie A1 e Coppa d'Inverno, ecco il filo rosso che le lega

C'è un filo che lega il Campionato di A1 e la Coppa d'Inverno. Da una parte c'è l'élite del tennis a squadre tricolore, dall'altra alcuni dei ragazzi più promettenti del movimento italiano. Entrambe le manifestazioni si giocano su campi veloci. Come a definire un progetto che punta alla costruzione dei professionisti di domani

11 dicembre 2022

Coppa d'Inverno 2022: la rappresentativa dell'Umbria

Coppa d'Inverno 2022: la rappresentativa dell'Umbria

C'è un fil rouge che lega il Campionato di Serie A1 terminato con le finali a Torino e la Coppa d'Inverno riservata ai 13enni e ai 14enni. Ed è un filo meno sottile di quanto potrebbe sembrare. Da una parte c'è l'élite del tennis a squadre tricolore (con alcuni stranieri a rimpolpare le rose), dall'altra alcuni dei ragazzi più promettenti del movimento italiano. Entrambe le manifestazioni vanno in scena in Piemonte (dove si gioca uno dei quattro gironi del torneo giovanile), regione che dopo l'approdo delle Nitto ATP Finals è ormai – più di quanto già era stata in passato – uno dei pilastri delle racchette nello Stivale.

Entrambe le manifestazioni, soprattutto, si giocano su campi veloci. Come a definire un progetto che punta alla costruzione dei professionisti di domani, attraverso un cambio radicale di abitudini e prospettive: il tennis azzurro non è solo terra, non è più mono-superficie, bensì è pensato fin dalla base per creare giocatori universali.

Coppa d'Inverno 2022: la rappresentativa della Lombardia

Serie A1 F 2022: la premiazione delle giocatrici della Canottieri Casale (foto Sposito)

“Il vertice e la base sono collegate – spiega Michelangelo Dell'Edera, direttore dell'Istituto Superiore di Formazione Roberto Lombardi – oggi più che mai. E questi due eventi teoricamente così lontani, in realtà molto legati sotto diversi aspetti, ce lo confermano. C'è in primo luogo la componente legata alla superficie, perché ormai è noto che oltre tre quarti dei punti necessari per costruire una classifica di vertice nel circuito mondiale – Atp o Wta – si debbano raccogliere lontano dalla terra. In questo senso, il cammino che la Federazione e l'ISF hanno avviato affonda le sue radici lontano negli anni scorsi, ma adesso questo cammino è diventato una bella abitudine. I ragazzi fin da subito devono prepararsi per le dinamiche del gioco sul duro, e questo li aiuta nel momento in cui approdano al professionismo e poi, eventualmente, al tennis di vertice”.

Ma c'è un altro aspetto che forse non salta subito all'occhio, che lega Serie A1 e tornei giovanili. “L'altro aspetto condiviso è quello che riguarda la cura dei vivai, da tempo ormai punto centrale nell'evoluzione del campionato nazionale, con regole ad hoc che hanno in qualche modo spinto tutti i circoli a crearsi dei giocatori fatti in casa. Proprio quei ragazzini che un giorno faranno parte delle rose dei club di punta dello Stivale, in questo fine settimana giocano la Coppa d'Inverno, appuntamento istituzionale che enfatizza il concetto di vivaio. Concetto che – è bene chiarirlo - non è dato esclusivamente dal circolo di tesseramento, bensì da quello di allenamento”. Come a dire che non è così importante la forma, è molto più importante la sostanza, ossia dove davvero gli atleti imparano a crescere come uomini e come sportivi. “Il concetto – prosegue dell'Edera – è esteso a tutte le manifestazioni Fit, dove l'obiettivo è investire sulla formazione”. 

Quando il percorso di cambiamento del campionato di Serie A è cominciato, tanti circoli si sono dovuti adeguare alle nuove regole con un cambio di atteggiamento rispetto al passato. Ma ormai si può affermare che il risultato sia stato raggiunto. “Sì – conferma il direttore dell'ISF – lo abbiamo raggiunto perché mettere insieme l'obbligo del vivaio limitato a 1 o 2 singolari, con la presenza di giocatori di vertice, è qualcosa che valorizza il confronto. Non togliamo ai club la possibilità di avere in rosa delle star, ma questi tennisti di vertice devono poi essere al servizio dei ragazzi con cui vivono questa esperienza, per creare un circolo virtuoso che si ripeta in futuro. Quando si comincia? Direi che dai 16 anni in su, per esordire nelle massime competizioni nazionali, qualsiasi momento è buono, tranne casi straordinari dove forse si può iniziare anche più giovani”.

Infine, c'è un altro evento giovanile del mese di dicembre che condivide questa visione del tennis: si tratta dei Campionati nazionali Under 16, staccati dal resto dei tornei tricolori per la prima volta.

“Abbiamo deciso di proporli in inverno, all'interno di un processo di modifica che riguarda anche la stessa Coppa d'Inverno, le cui finali di disputeranno a fine anno a Tirrenia, presso il Centro Tecnico federale. Per questa manifestazione, è cambiata la fascia d'età: fino a 5 anni fa era riservata agli under 16, adesso l'abbiamo abbassata a 13 e 14 anni, per incidere maggiormente sulle metodologie che spingono a giocare sui campi duri. Ma è stata modificata anche l'organizzazione degli Italiani giovanili, dove attualmente i ragazzi impegnati sono divisi per singolo anno di nascita”.

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