La tennista romana era in procinto di partire per un torneo in Egitto. "Nessuno di noi fino a dieci giorni fa poteva aspettarsi qualcosa di simile"
di Lorenzo Andreoli | 12 marzo 2020
Quella del tennista professionista è una vita vissuta alla massima velocità. Su e giù in giro per ogni angolo del globo, senza un attimo di tregua. “Pochi lavori al mondo costringono a viaggiare in continuazione. Lo sportivo, tennista nel mio caso, professionista è uno di questi. Non possiamo fare a meno di stare a contatto con decine di persone tutto il giorno, tutti i giorni. Aerei, centri sportivi, palestre, stadi, alberghi. Sono aree sensibili, sempre affollate e dall’altissimo rischio di contagio. Ora come ora dobbiamo starne alla larga, per il nostro bene e quello dei nostri cari. Sono felice che molti dei miei colleghi e delle mie colleghe la pensino in questo modo. È qualcosa che va oltre il buon senso, ci sono regole rigide da rispettare. Le disposizioni governative che vietano il nostro ingresso in determinati paesi sono giuste. Il tennis, però, offre da sempre pari opportunità. Impedire la circolazione solo a giocatori e giocatrici italiani o cinesi non è corretto. Dovremmo fermarci tutti ora”.
Nonostante tutto la tennista laziale rimane concentrata sui propri obiettivi in attesa che passi la tempesta. “Il mio lavoro prosegue nel rispetto delle direttive. Non devo e non voglio fermarmi, ci si adatta e si prova a fare il possibile. Il Tennis Club Parioli, come è giusto che sia, è chiuso. Avrò modo di continuare ad allenarmi firmando un’autodichiarazione ed è ciò che ho intenzione di fare. Per la parte atletica si può lavorare anche a casa rispettando programmi specifici. Se ci diamo da fare torneremo presto a sorridere. La fiamma del tennis è viva e non si spegnerà mai”.