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Zeppieri vuol dire fiducia: “So che posso crescere”

Il 19enne mancino di Latina racconta a ‘Tuttosport’ le sue ambizioni: “Dopo i problemi fisici del 2020 quest'anno voglio migliorarmi molto ma senza fissare obiettivi. L'importante é non avere fretta, ognuno ha il suo percorso”

26 gennaio 2021

Giulio Zeppieri

Il dritto mancino di Giulio Zeppieri

Sta lavorando per ritagliarsi anch’egli uno spazio importante nel tennis che conta, sull’esempio dell’amico e quasi coetaneo Lorenzo Musetti (sono nati a meno di tre mesi di distanza), contro il quale ha disputato la semifinale dell'Australian Open junior 2019 – torneo poi vinto dal Next Gen di Carrara – e ha dato vita al derby speciale che nel settembre scorso valeva un posto nel tabellone principale degli Internazionali BNL d’Italia.
Ecco perché Giulio Zeppieri, con l’intento di arricchire il proprio bagaglio, ha cominciato il suo 2021 con una settimana di allenamenti a Torino, al Circolo della Stampa Sporting, dividendo il campo con Lorenzo Sonego, numero 33 del ranking mondiale, subito prima della partenza del piemontese per l’Australia, sotto gli occhi anche di Umberto Rianna, tecnico federale che cura il settore Over 18.

Il mancino di Latina, nato il 7 dicembre 2001, e il suo storico coach Piero Melaranci hanno fatto il punto sulla stagione che ha appena preso le mosse in un’intervista a ‘Tuttosport’, realizzata da Piero Guerrini.

Giulio Zeppieri (foto Magni)

L’impatto con il professionismo vero é stato importante, ma non traumatico. Ho dovuto adattarmi a un altro livello. Poi nel 2020 ho avuto problemi fisici. Ora mi aspetto di migliorarmi molto, soprattutto nella gestione nella personalità in campo – sottolinea Zeppieri, attualmente numero 328 del ranking ATP, parlando di aspirazioni e prospettive -. Una settimana come questa, al di là dell'esperienza, é uno stimolo importante. Così come lo é l'attuale movimento italiano, la crescita degli altri giovani. Il programma prevede di disputare più tornei challenger possibili, quelli in cui entrerò. In questo momento non ho un obiettivo di gioco, devo diventare più propositivo”.

Il laziale ribadisce il suo amore per questo sport. “Non mi sento diverso dagli altri ragazzi soltanto perché ho avuto una vita differente, ognuno fa le sue scelte. A 13 anni ho deciso che questa sarebbe stata la mia vita, ho lasciato la scuola pubblica pur continuando a studiare, concentrandomi sul tennis – spiega Giulio -. All'inizio un po' pesava, ma ho fatto una vita che agli altri non é concessa, mi sento privilegiato e fortunato. Non mi piace sempre viaggiare, ma vedere posti e gente nuova sì. Roger Federer era l'idolo da piccolo. Adesso mi piace Medvedev, ha un suo modo unico, sembra tutto storto ma il modo in cui muove i piedi é eccellente. E su quello lavoro molto. Se devo scegliere un momento della mia vita tennistica, lo US Open, uno dei primi tornei giocati da junior, una grande emozione e poi ci siamo divertiti come pazzi. Il peggiore é invece legato al finale della scorsa stagione, non riuscivo a stare bene in campo. Ho viaggiato tanto con Musetti, é un amico vero e anche le nostre famiglie si conoscono. Ora le nostre strade tennistiche si sono separate, sono davvero felice per lui, merita tutto quello che si é conquistato con lavoro e sacrifici. Io voglio crescere e so che posso farcela, ma non mi pongo obiettivi stagionali, l'importante é non avere fretta, ognuno ha il suo percorso. Se si hanno le qualità, alla fine si arriva”.

Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri (foto Sposito)

Giulio Zeppieri (foto @lapresse )

Quindi il giovane azzurro racconta cosa c’è oltre al tennis nella sua vita, nel poco tempo che rimane.

Sono un appassionato di videogiochi, in particolare Counter-strike. Ascolto tanta musica, di ogni genere dai Green Day, forse i miei preferiti, agli Scorpions a the Supreme. Melaranci dice che leggevo, all'imperfetto, ma non é vero. Leggo molti Manga, per le storie più ancora che per i disegni. Il tennis l'ho scoperto da bambino, con la scuola, a nove anni é arrivato il mio coach, che mi ha aiutato tanto a crescere come persona, a incanalare rabbia ed energia, dunque non solo nel tennis. Una figura quasi paterna”.

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Proprio Piero Melaranci è la persona che conosce Zeppieri meglio di chiunque altro.
Il talento lo si riconosce presto, poi c'é tutto il resto per fare un tennista. Il tennis é cambiato, certo, ma di un cambiamento e di un progresso costanti – afferma il tecnico laziale -. Se devo riconoscere una qualità di Giulio, direi l'ostinazione, attraverso la quale é emerso poco alla volta. Ho cominciato a portarlo in giro presto, intorno agli 11 anni, tra Spagna, Norvegia, perché sviluppasse un certo tipo di mentalità, più aperta. Poi ha completato il percorso tra tornei giovanili, Futures, Challenger”.

Piero Melaranci, coach di Giulio Zeppieri, con Filippo Volandri eTathiana Garbin

Quindi il discorso si sposta in avanti, sui traguardi di Zeppieri. “Ha già raggiunto buoni risultati, è un 2001, ma di dicembre. Abbiamo lavorato su aspetti tecnici, fisici, ma con particolare attenzione alla parte emozionale. E' quella che fa la differenza, perché c'é tanta gente nel mondo che gioca bene. Per questo allenarsi con un quasi top 30 come Sonego é fondamentale, Giulio può cogliere subito cosa occorra per arrivarci. Tecnicamente, il ragazzo ha una mano molto veloce, la palla esce facilmente. Ha un grande servizio, un ottimo rovescio, può migliorare nella presa della rete e nel gioco di volo, ma già si avvicina. Deve crescere nella gestione emotiva della partita. E poi c'é la questione fisica, ormai determinante per mettere sempre pressione sulla palla. L'obiettivo é arrivare nei primi 100, ma senza mettere fretta. Più importante é che Giulio abbia un gioco da top 100. E secondo me c'é già. II punto é esserlo ad ogni match. Allenare da così tanto tempo un ragazzo é molto coinvolgente, devi costruirti credito”.

C'é ovviamente un motivo, noto a tutti nell’ambiente, per cui l'Italtennis sviluppa ora tanti talenti. E non é soltanto emulazione, neppure il caso. E' il rapporto di collaborazione tra Federtennis e privati.

Il confronto é importante, a me piace. L'aiuto economico é importante. Poi possiamo andare a Tirrena per i test, avere queste possibilità di allenamento. Io non sono per portare via prestissimo i ragazzi dalla loro realtà, ma c'é un'alternativa per sostenerli e aiutarli. I risultati – conclude Melaranci - stanno dando ragione a questa linea”.

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