La 19enne Umbra - 678 Wta - ha centrato il primo trofeo della sua carriera, sui campi di Verbier. Seguita dal coach Giovanni Paolisso, Matilde si prepara a una carriera che, a detta di molti, si preannuncia ricca di traguardi importanti
di Cristian Sonzogni | 29 agosto 2022
Ha celebrato con un sorriso appena accennato e con un post social molto sobrio, praticamente didascalico: 'primo titolo 25k'. Con giusto un paio di emoticon, a sottolineare una felicità evidente ma passeggera, perché c'è ancora molto da lavorare per arrivare al vero obiettivo. Matilde Paoletti è così un po' in tutto, una timida ragazza umbra – per la precisione di Perugia – che ai riflettori preferisce il lavoro. È riservata e schiva, Matilde, tranne che sul campo da tennis, dove si trasforma e diventa una giocatrice sicura di sé, dal tennis moderno ed efficace, con tante soluzioni e un fisico da 'ova' dell'Est.
A Verbier, tra le montagne svizzere del Canton Vallese, Matilde ha vinto il suo primo torneo Itf. Un 25 mila dollari, non un 15 mila, quello che è invece il terreno del trionfo d'esordio di molte professioniste. Lei ha optato fin da subito per un percorso più ambizioso, limitando quanto più possibile il primo gradino del circuito, con otto tornei da 15 mila dollari disputati in tutto dall'inizio della carriera. Per il resto, qualificazioni e qualche wild card, ma in tornei molto competitivi. Con diverse soddisfazioni importanti che erano già arrivate, per esempio nel Wta di Palermo dello scorso luglio: successi su Lee e Tikhonova e sconfitta dopo una partita alla pari nel primo turno di main draw contro la francese Oceane Dodin.
Seguita oggi dal coach Giovanni Paolisso, Matilde è il risultato perfetto della combinazione tra il lavoro degli allenatori delle varie realtà sparse in tutta Italia e il programma federale. Per tanti anni, ad accompagnarla nel suo percorso e a formarla tecnicamente c'è stato il coach perugino Andrea Grasselli, il quale in seguito ha passato il testimone allo staff che adesso la segue in quel di Formia. E anche Tathiana Garbin, ct della Nazionale azzurra femminile, l'ha sempre tenuta d'occhio con particolare attenzione e affetto: 'Orgogliosa del percorso che stai facendo', ha scritto in risposta al post che raccontava, in maniera così timida, la vittoria di Verbier.
Slanciata, decisamente più alta della media delle tenniste italiane, la 19enne giocatrice umbra potrebbe essere considerata un buon mix tra due campionesse recenti della storia del tennis italiano, Flavia Pennetta (la quale, curiosamente, a Verbier ci ha pure vissuto) e Roberta Vinci. Perché sa spingere e tenere un ritmo alto da fondo come la prima, ma sa pure variare (e giocare di volo) sulla scorta di quanto faceva la seconda, tanto che come la tarantina sta ottenendo risultati interessanti anche in doppio, spesso in coppia con Lisa Pigato. Il paragone ingombrante non rischia di farle perdere di vista l'obiettivo, chiaro nella sua testa fin dai tempi dei tornei under. Matilde, cresciuta nel mito di Roger Federer, vuole vivere di tennis e raccogliere il massimo dal suo potenziale. Che, per chi la conosce bene, è decisamente importante.
Accanto all'aspetto tecnico, tuttavia, c'è un carattere altrettanto pronto per le sfide che l'attendono. Un carattere umile ma deciso, forgiato da qualche difficoltà di troppo. Per esempio, una particolare sensibilità degli occhi alla luce solare, una congiuntivite che la costringe a curare continuamente questo aspetto attraverso l'uso di collirio e occhiali da sole. Ma senza che la caratteristica, nel corso degli anni, diventasse un alibi per delle mancate vittorie. “Ormai – ha detto in più di un'occasione – mi sono abituata a gestire la mia condizione e di limitazioni particolari non ce ne sono”.
Come a dire che non bisogna mettere davanti delle scuse, non bisogna perdersi in dettagli. Matilde Paoletti - oggi 678 Wta - rappresenta una delle più grandi speranze del futuro prossimo del tennis italiano femminile. Lei (e allo stesso modo chi lavora con lei) ne è pienamente consapevole e non vuole lasciare nulla di intentato. A Verbier, da questo torneo vinto anche attraverso due splendidi tie-break (contro la svizzera Perrin e, in finale, contro la turca Sonmez) potrebbe partire una storia meravigliosa.