Nel padel la conversazione fra compagni è fondamentale, sempre. Ma quando le cose non funzionano è importante saper parlare nel modo giusto e scegliere i momenti più opportuni. Discutere “a caldo” porta con sé parecchi rischi: meglio prendersi del tempo, per analizzare la situazione con maggiore lucidità
di Marco Caldara | 14 settembre 2022
Basta osservare un incontro fra professionisti, ma anche fra ottimi giocatori che da certi livelli rimangono comunque lontani, per rendersi conto di come nel padel il dialogo sia fondamentale. La comunicazione fra compagni dovrebbe essere sempre la base: prima degli incontri per prepararli, dopo per analizzarli, ma anche durante i punti per indicare la posizione degli avversari, fra un punto e l’altro, nei cambi di campo. Insomma, a ogni occasione utile.
Detto questo, tuttavia, è importante saper come parlare, e anche quando parlare e quando no. Le discussioni fra compagni fanno parte della vita e anche dello sport, solo che se in una disciplina di squadra possono passare inosservate o comunque avere un impatto meno grave sul risultato (si gioca in più persone, non in due), in uno sport di coppia come il padel possono diventare molto pericolose, perché la prestazione della squadra ne risente parecchio.
Specialmente ai giocatori molto sanguigni, che in campo si lasciano prendere dall’agonismo, può capitare di lasciarsi andare a reazioni un tantino esagerate. E quando il compagno è di indole simile la discussione è sempre dietro l’angolo. Ma anche ai più tranquilli, talvolta, può capitare di perdere la pazienza. Per questo, per non compromettere un incontro, è bene imparare a ridurre i decibel, per evitare che la conservazione sfoci in discussione o litigio. L’obiettivo di questa, in fondo, dovrebbe essere sempre quello di migliorare le cose, non di peggiorarle.
Parlarsi chiaramente, dicendo ciò che non va senza nascondersi dietro a un dito, è fondamentale. Non è detto che tutte le coppie debbano funzionare per forza, quindi se proprio l’intesa non arriva cambiare partner non è reato. L’importante, tuttavia, è imparare a parlarsi nei momenti opportuni, quindi non dopo un errore grave, dopo una partita gettata al vento oppure in una situazione ad alta tensione. Si rischia di dire cose che non si credono fino in fondo, o di formulare male certi pensieri, e non è un bene.
Capita a tutti, in qualsiasi situazione della vita quotidiana, di rendersi conto, appena detta una frase, che era meglio evitarla. Perché non era esattamente il concetto che si voleva esprimere, o perché è stata fraintesa. Prendersi del tempo può aiutare a ridurre il rischio di autogol. Come i nostri muscoli dopo uno sforzo hanno bisogno di un periodo di defaticamento, in questo caso ce l’ha anche la mente. Meglio evitare subito il discorso, ma piuttosto rientrare negli spogliatoi, riflettere qualche minuto in più, rilassarsi, fare una doccia e poi valutare come muoversi.
In certi casi un problema che mezz’ora prima in campo pareva gravissimo risulterà addirittura svanito, mentre in altri rimarrà vivo e sarà possibile trattarlo, ma a mente fredda e con maggiore serenità. A quel punto, la discussione ha molte più chance di risultare costruttiva piuttosto che distruttiva. Anche qualora dovesse portare a una rottura fra i compagni.
Malgrado la presenza di telecamere e microfoni pronti a registrare il tutto, capita anche fra i professionisti che i toni di certe discussioni siano piuttosto accesi. Tuttavia, proprio il fatto che certe conversazioni abbiano migliaia di spettatori, i big hanno imparato a contenersi, per poi riprendere l’eventuale confronto negli spogliatoi.
Oppure a “fuggire” subito dopo la fine di un incontro, senza attendere il compagno. Un comportamento che si vede spesso: al pubblico non piace, perché considerato una mancanza di rispetto, come a voler attribuire al compagno tutta la colpa della sconfitta, lasciandolo solo. In realtà, spesso è tutt’altro. Si tratta di un meccanismo attuato da certi giocatori per proteggere la coppia: infatti, aiuta a non parlare immediatamente di ciò che non ha funzionato durante il match, oppure a non attribuirsi delle colpe quando ancora l’adrenalina è tanta e c’è il rischio di litigare.
Meglio allontanarsi dal campo il prima possibile, per evitare di cadere in tentazione, e iniziare prima il processo di defaticamento mentale che più tardi permetterà di analizzare la situazione con maggiore lucidità.