Dopo l’addio al padel giocato a fine 2023, Majo e Mapi Sanchez Alayeto progettano il futuro, che le terrà legate al mondo della pala. “Ci piacerebbe essere ricordate per i valori trasmessi in campo, prima ancora che per i risultati”. Ma anche quelli valgono un sacco: il primato di titoli nel WPT sarà loro per sempre
di Marco Caldara | 20 febbraio 2024
Il grande padel mondiale è ormai prossimo ad abbracciare la sua nuova dimensione, ma loro non ci saranno. Perché dopo 15 anni ad altissimi livelli, quattro dei quali chiusi al numero uno, e 32 titoli in coppia nel World Padel Tour (è record e lo rimarrà) le gemelle Maria Josè e Maria Pilar Sanchez Alayeto hanno deciso di dire basta a fine 2023. Una scelta presa nel momento giusto, alla soglia dei quarant’anni, con un livello medio gradualmente calato di stagione in stagione e soprattutto i problemi di salute di “Mapi”, alla quale nella primavera di tre anni fa è stata diagnosticata una sclerosi multipla recidivante-remittente. L’ha combattuta sin dal primo giorno, tornando in fretta nel circuito e riuscendo ancora a fare grandi cose, ma era inevitabile che alla lunga incidesse sulla scelta di dire basta.
“Abbiamo deciso a inizio 2023 – hanno raccontato –, e non ce ne siamo pentite. Ci siamo date un’intera stagione per assimilare la scelta e iniziare a ragionare sul nostro futuro, e ci siamo godute ogni torneo. Il tributo ricevuto in occasione dell’ultimo è stato incredibile: qualcosa che ci rimarrà per sempre”. Lo farà insieme ad anni e anni di soddisfazioni, iniziate nel 2013 quando hanno vinto il loro primo titolo insieme e si sono accorte di poter diventare le più forti. “Capitò tutto molto velocemente: battemmo Navarro-Reiter, coppia che all’epoca dominava il circuito, e da lì inizio tutto, con Jorge Martinez (oggi coach di Galan/Lebron, ndr) che ci aiutò a tirare fuori il massimo da noi stesse. Per anni siamo state la coppia da battere, e il record di vittorie consecutive è ancora il nostro”.
Due soli i rimpianti: non aver visto il padel diventare uno sport Olimpico e non aver mai vinto un titolo a Saragozza, la loro città. “Nel 2017 ne vincemmo 8 su 10 (per la precisione 9 su 12, ndr), ma non lì. Mancammo sei match-point in finale: a distanza di anni è ancora una spina nel fianco”.
Delle gemelle il pubblico ricorda i successi, ma anche tanto altro. “Più che per le nostre vittorie – ha aggiunto Mapi – ci piacerebbe essere ricordate dal punto di vista umano e per come siamo sempre riuscite a tirare fuori il massimo da ogni situazione. Siamo una coppia di sorelle rimaste unite dall’inizio alla fine della propria carriera. E abbiamo sempre cercato di trasmettere certi valori in campo e fuori: siamo state buone giocatrici, ma ancora di più buone persone”.
L’essere gemelle, tuttavia, le ha aiutate anche in campo e negli allenamenti. “Nei nostri anni migliori – dice Majo – è stato un enorme vantaggio, e lo sarebbe ancora di più oggi in un circuito che propone ripetuti cambi di coppia. Da parte nostra non c’è mai stato il dubbio di cambiare e questo si è tradotto in grande fiducia. Lavorare con la consapevolezza che la tua compagna non ti preferirà mai un’altra giocatrice ti permette di concentrarti di più su determinati obiettivi”.
Le Alayeto hanno anche avuto il merito di dare un impulso al movimento femminile, proponendo uno stile di gioco più rapido e moderno. “Ci hanno spesso etichettato come rivoluzionarie, e a forza di sentircelo dire abbiamo iniziato a crederlo anche noi. Arrivando dal tennis, ci siamo proposte in questo mondo come una coppia aggressiva, che puntava a non perdere mai la rete e dominare i punti. Il nostro è stato un padel più fisico e diretto rispetto a quello che si giocava all’epoca, e dopo il nostro arrivo tante altre giocatrici hanno seguito quella strada”.
Come accennato, ad accelerare il loro tramonto sportivo è stata la malattia di Mapi, arrivata nel 2021. È stato il loro primo anno senza titoli, seguito da altri due. Ma nemmeno una situazione molto serie è bastata a mettere in discussione il futuro della coppia. “Da allora – ha spiegato Maria Pilar – non ho più raggiunto il mio livello. Soffro di stanchezza cronica: mi sveglio al mattino già stanca, e se a questo aggiungo le ore di allenamento in campo e fuori, la fatica diventa davvero notevole. In campo mi è spesso mancata la scintilla, la capacità di reazione”. È arrivata a sentirsi in colpa per certi risultati, ma la gemelle l’ha sempre rassicurata. O con lei, o nulla. “Sono stati anni difficili, di continua lotta, ma ora va meglio. Ho imparato a conoscere la malattia e, seppur con i miei alti e bassi, posso condurre una vita normale”.
Memorabile il suo ritorno alle competizioni, nel 2021 a Valladolid, quando tutti i giocatori del circuito le mostrarono grande vicinanza indossando una maglietta con la scritta “Fuerza Mapi”. L’emozione fu talmente grande che le gemelle finirono per perdere contro una coppia molto meno quotata, ma ottennero qualcosa di molto più grande di una vittoria. “Vedere l’intero circuito raccolto per sostenermi mi ha fatto capire che esiste un circolo di amicizia e cameratismo che va oltre la competizione. È stato un esempio per tutte le persone che soffrono di questa malattia. È lo stesso motivo per il quale ho voluto rendere pubblico il mio problema, per provare a togliere certe etichette. Abbiamo dei limiti, ma la vita va avanti”.
Dopo l’addio al circuito, le due sono tornate a Saragozza dopo aver vissuto per anni a Madrid, e ora progettano il futuro. “Non molleremo il padel – precisa Mapi – perché abbiamo un grande progetto in mente. Rimarremo vincolate a questo sport, seppur in forma diversa”. E poi entrambe stanno pensando di mettere su famiglia, quindi chissà che qualche erede non possa ricalcarne le orme. “Ma non saremo noi – precisano in coro – a spingere i nostri figli in questo mondo. I ragazzi devono fare sport perché fa bene alla salute, e divertirsi. L’élite è complicata e non è un requisito fondamentale per praticare il padel”.