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Il 2022 di Premier Padel: l’anno della rivoluzione

In meno di dodici mesi il nuovo circuito internazionale ha raggiunto traguardi impensabili, portando il padel in una nuova dimensione fatta di location iconiche, copertura tv senza precedenti, grande attenzione ai giocatori e molto altro. Si può già parlare di rivoluzione, ma siamo solamente all’inizio

di | 23 dicembre 2022

“A noi piace concentrarci su cosa cambiare e cosa migliorare per rendere il nostro circuito ancora più bello e più importante”. L’ha detto Luigi Carraro, presidente dell’International Padel Federation, nella conferenza stampa finale del Milano Premier Padel P1, e c’è da capirlo perché la prima chiave per crescere è guardare sempre avanti. Tuttavia, il successone della prima stagione del circuito Premier Padel è stato tale da meritare un recap, per i tanti traguardi raggiunti e per le tante strade aperte per il futuro globale del gioco. Dirlo ora fa un certo effetto, eppure meno di dodici mesi fa il nuovo tour era solamente un’idea embrionale ancora tutta da costruire, mentre oggi è una realtà sportiva sempre più grande alla quale sono bastati appena otto tornei per rivoluzionare l’immagine del gioco, trascinandolo in una nuova dimensione.

Nel primo anno di Premier Padel c’è stato subito tantissimo: il fascino della tappa inaugurale di marzo a Doha; il record di pubblico per un torneo outdoor in una location iconica come il Foro Italico di Roma (6.500 persone per semifinali e finali); poi l’approdo delle star della pala sul Court Philippe-Chatrier del Roland Garros e quindi i 55.000 spettatori in una settimana nel P1 argentino di Mendoza, tutti in estasi per Belasteguin. Più tanto altro, con l’Italia in pole position come unica nazione a ospitare due tornei (il Major di Roma e il P1 di Milano), perfetti per saziare almeno in parte una fame di padel sempre crescente.

Traguardi diventati la normalità ma che invece di normale hanno gran poco, se si considera che ancora all’inizio del 2022 il futuro sembrava scritto in una sola direzione – quella del World Padel Tour – e invece oggi guarda da tutt’altra parte, con una copertura tv in oltre 180 paesi che ha allargato il numero degli appassionati, i giocatori entusiasti di una popolarità sempre crescente (per loro e il loro sport) e grandi passi avanti compiuti verso il sogno di un approdo del padel ai Giochi Olimpici.

Il GrandStand del Foro Italico con 6.500 spettatori in occasione dell'Italy Major Premier Padel

Quello di associare i Cinque Cerchi al padel è il sogno di Carraro e lo sviluppo del gioco nell’ultimo anno ha dato un impulso molto importante in quella direzione, rendendo la disciplina un fenomeno sempre più globale, sia in termini di attività di base sia di circuito professionistico. Perché dove non è arrivato Premier Padel, dominato da Ale Galan e Juan Lebron con quattro vittorie nelle otto tappe giocate in quattro continenti diversi, è arrivato il circuito secondario Cupra FIP Tour, terminato la scorsa domenica con le Finals al Pala Gianni Asti di Torino, vinte da Diaz/Sager e Cortiles/Castello.

Da febbraio a dicembre il circuito ha toccato più di venti paesi fra Europa, America, Africa e Asia, con oltre sessanta tappe (una decina anche in Italia) che hanno distribuito punti e montepremi ai giocatori di seconda fascia, contribuendo allo sviluppo di una piattaforma di formazione che diventerà sempre più importante negli anni a venire, per la costruzione dei campioni del futuro.

Ma sarà un passaggio quasi naturale: alla crescita dell’altissimo livello, rappresentato da Premier Padel, crescerà di riflesso anche tutto ciò che sta sotto, rendendo la vita del giocatore medio di padel sempre migliore (e più sostenibile). È ciò che serve per dare al gioco una ulteriore credibilità, allargando la fetta dei professionisti in termini quantitativi e qualitativi, e anche il numero di paesi in grado di vantare dei “pro”. Un passaggio fondamentale verso l’obiettivo fissato dal “sindacalista” Ale Galan, presidente dell’associazione giocatori: trasformare il padel in uno degli sport più importanti al mondo.

Il successo della locomotiva Premier Padel è anche nell’importanza data ai giocatori, in passato un po’ troppo spesso oscurati dalle logiche commerciali. Adesso, invece, il potere è anche nelle loro mani: contano di più, guadagnano di più, quindi sono i primi a spendersi per uno sviluppo ancora più ampio. Dal 2023 aumenteranno ulteriormente i montepremi e si svilupperà ancora il calendario: la previsione di FIP, QSI e PPA (i tre organi che governano Premier Padel) è di giocare fra gli 8 e i 12 tornei, ma Carraro non ha nascosto che, qualora ce ne fossero le condizioni, il totale potrebbe salire addirittura fino a 20. Significa che di richieste ne arrivano a pacchi e che la struttura è già forte e pronta a fare ancora di più, il prossimo anno o quello dopo ancora, quando a molti giocatori scadrà il contratto con il World Padel Tour e lo scenario attuale del circuito potrebbe cambiare volto.

Ancora da chiarire, invece, la posizione delle donne: nel 2022 sono state meno reattive rispetto agli uomini nei confronti della proposta Premier Padel, perdendo il primo anno di competizione, ma il loro approdo nel nuovo circuito pare più vicino che mai, come detto da Carraro a margine del torneo di Milano. “Ho rispettato e capito la loro scelta – ha spiegato il numero uno della FIP –, pur non condividendola perché ha fatto perdere loro opportunità e visibilità. Tuttavia, credo che a oggi non ci siano più ostacoli al loro approdo nel circuito. Noi le vogliamo e loro lo sanno: si tratta di una opportunità troppo preziosa per entrambe le parti. Spero che l’obiettivo si possa concretizzare dal prossimo anno”. È l’ultimo passaggio che manca per completare la rivoluzione.

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