Una festa di comunità per il tricolore che ha scritto la storia del circolo romagnolo
di Edoardo Frati | 01 gennaio 2026
A poco più di due settimane dalla storica vittoria nella finale scudetto contro il Match Ball Firenze, il Circolo Tennis Massa Lombarda ha celebrato il titolo di campione d’Italia di Serie A1 con una grande festa cittadina, trasformando il trionfo sportivo in un momento di condivisione collettiva. Nella suggestiva cornice dell’ex Chiesa del Carmine, tra immagini, parole ed emozioni, sono saliti sul palco giocatori, tecnici e dirigenti protagonisti di un’impresa destinata a rimanere nella storia del club e dell’intero movimento regionale.
Ad aprire la serata è stato il videomessaggio di Sara Errani, cresciuta sui campi del circolo, che ha voluto rendere omaggio a un successo definito “motivo di orgoglio e felicità”.
Dal palco è emersa con forza la dimensione corale del progetto Massalombardese: il presidente Giorgio Errani e il dirigente Fulvio Campomori hanno ripercorso un cammino iniziato molti anni fa, ribadendo come questo tricolore rappresenti la punta di un lavoro più ampio che coinvolge l’intera attività del circolo, dal settore giovanile fino alla massima serie. Un percorso che ha trovato nel capitano Michele Montalbini il punto di equilibrio ideale, capace di gestire un gruppo unito prima ancora che competitivo.
Particolarmente toccante il ricordo di Oreste Pagani, figura centrale nella storia recente del club, a cui il titolo è stato idealmente dedicato. Le parole del figlio Giancarlo, sponsor e primo tifoso della squadra, hanno racchiuso il senso più profondo di questa vittoria: un successo costruito con pazienza, visione e cuore, valori che hanno accompagnato ogni passo di questa straordinaria avventura.
La festa scudetto ha così suggellato un anno indimenticabile per Massa Lombarda, confermando come il tricolore conquistato non sia soltanto un risultato sportivo, ma il simbolo di una comunità capace di fare squadra dentro e fuori dal campo. Un Natale speciale, con uno scudetto a brillare sotto l’albero, per un “piccolo grande circolo” entrato definitivamente nella storia.