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Il progetto 'Racchette in classe' continua ad allargare il proprio raggio d’azione e guarda sempre più anche ai più piccoli. Un percorso che negli anni si è consolidato all’interno del sistema scolastico italiano e che oggi coinvolge numeri sempre più significativi
09 marzo 2026
Un tempo, che non è nemmeno lontanissimo (parliamo di 20 o 30 anni fa) fra il tennis e la scuola c'era un muro piuttosto alto. Oggi, quel muro è finalmente caduto, grazie alla costanza e al lavoro di un gruppo di persone che ha fortemente creduto in questo step, decisivo per lo sviluppo – di base come di vertice – delle racchette tricolori.
Il progetto 'Racchette in classe' continua ad allargare il proprio raggio d’azione e guarda sempre più anche ai più piccoli. Un percorso che negli anni si è consolidato all’interno del sistema scolastico italiano e che oggi coinvolge numeri sempre più significativi, con l’obiettivo di diffondere l’attività motoria e la cultura degli sport di racchetta fin dall’infanzia. A spiegare la filosofia e l’evoluzione del progetto è Michelangelo Dell’Edera, direttore dell’Istituto Superiore di Formazione Roberto Lombardi, che sottolinea la grande novità del 2026: l’attenzione si sta estendendo anche alla scuola dell’infanzia.
QUATTRO SETTORI, UN PROGETTO
“Il progetto – spiega – sta entrando sempre di più anche nelle scuole dell’infanzia. L’obiettivo è cercare di arricchire la motricità dei bambini di tre, quattro e cinque anni per colmare quel gap motorio che purtroppo la società moderna spesso crea nelle nuove generazioni. Se pensiamo all'infanzia delle generazioni precedenti, la palestra erano la strada, il cortile, il gioco libero all’aperto. Oggi invece molti bambini hanno meno stimoli dal punto di vista motorio, anche se sono cognitivamente molto più sollecitati e più esigenti”. Da quest’anno dunque i settori nel complesso saranno quattro: a 'Racchette in classe Kids' per le scuole primarie, si affiancano 'Racchette in classe Junior' per le secondarie di primo grado, 'Racchette in classe Pro' per le scuole secondarie di secondo grado e 'Racchette in classe Baby' per le scuole dell’infanzia.
Il direttore dell'Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”della Fitp Michelangelo Dell’Edera
Proprio per questo motivo l’attività motoria a scuola assume un ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista sportivo ma anche educativo e sociale. “Uno degli aspetti più importanti che l’Istituto, attraverso questo progetto, sta portando nel mondo scolastico è l’idea che l’attività motoria rappresenti un veicolo di benessere, socialità e formazione. Non si tratta soltanto di insegnare uno sport, ma di offrire ai bambini e ai ragazzi strumenti utili per la crescita personale, per sviluppare relazioni e per vivere la scuola come un ambiente ancora più ricco dal punto di vista educativo”.
Il progetto, come sempre, non riguarda soltanto le scuole dell’infanzia, ma coinvolge l’intero percorso scolastico. “Racchette in classe è rivolto a tutti gli ordini e gradi della scuola: dalle primarie alle secondarie di primo e secondo grado. Attraverso questa iniziativa riusciamo anche ad assegnare circa un migliaio di borse di studio dedicate ai bambini, sia ai diversamente abili che a quelli che mostrano spiccate attitudini dal punto di vista motorio. Oggi questo progetto coinvolge complessivamente circa un milione di bambini nelle nostre discipline di racchetta: mi riferisco al tennis, al padel, al beach tennis, al tennistavolo, al mondo wheelchair e anche al pickleball, uno dei pilastri”.
LA BOTTEGA DEI TALENTI
Tra gli obiettivi formativi, ce n’è uno che parla di inclusione e che merita la vetrina. Si è voluto coinvolgere in 'Racchette in classe' anche una giovane associazione come la Bottega dei Talenti Caterina & Francesca APS – nata il 15 marzo del 2022 e guidata da Sergio Santin, padre delle due gemelle – per unire le forze e facilitare l’inclusione di bimbi diversamente abili, in ambito motorio e relazionale. Il progetto “Lo sport include con talenti: il tennis gioca con Caterina e Francesca” è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e si sviluppa all’interno di “Racchette in Classe” attraverso le sue divisioni Baby (scuole materne), Kids (alunni della scuola primaria), Junior (scuola secondaria di primo grado) e Pro (scuola secondaria di secondo grado).
I NUMERI
I numeri testimoniano una crescita imponente rispetto agli inizi, che significa una capacità di creare una buona abitudine all'interno degli istituti scolastici. “Quando il progetto è nato, nella stagione 2013-2014, coinvolgeva circa tremila bambini, una trentina di scuole e altrettante scuole federali. Oggi invece parliamo di oltre duemila istituti scolastici e di circa mille scuole federali coinvolte. Questo dimostra quanto il progetto stia aiutando i nostri club a diffondere e a rendere sempre più popolari le discipline di racchetta sul territorio”. Negli ultimi anni, inoltre, il progetto – realizzato in collaborazione con FITeT – si è rafforzato grazie alla collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con nuovi percorsi di formazione rivolti ai docenti e finalizzato insieme a Kinder Joy of moving che promuove l’attività motoria nel mondo scolastico. “Quest’anno, in condivisione con il Ministero, abbiamo attivato per la prima volta in tutte le regioni d’Italia un corso di formazione rivolto ai laureati in scienze motorie che lavorano stabilmente nella scuola. Al termine del percorso ottengono la qualifica di tecnico promotore scolastico. Si tratta di un corso di dodici ore complessive, quattro online e otto in presenza, caricato sulla piattaforma 'Sofia', che è quella utilizzata dai docenti di ruolo per la loro formazione obbligatoria annuale. In questo modo il nostro progetto entra pienamente anche nel percorso formativo del mondo scolastico”.
Festa finale per "Racchette in Classe" 2025 (Foto Fitp)
Una novità che segna un passo avanti nella qualità del sistema. “L'altra grande novità del 2026 è proprio questa: costruire gradualmente organismi qualitativi sempre più solidi. In passato il progetto era portato avanti soprattutto dagli insegnanti che operavano nei nostri club o nelle scuole federali. Oggi invece si sta creando una sinergia molto più forte tra club, scuola federale e istituto scolastico, grazie a queste nuove figure professionali che diventano una sorta di ponte tra i diversi ambiti”. In prospettiva, questa collaborazione potrà anche valorizzare maggiormente gli spazi scolastici. “In futuro queste figure potranno utilizzare anche le palestre scolastiche, che spesso nel pomeriggio restano inutilizzate, per attivare corsi multidisciplinari dedicati al mini tennis, al pickleball e alle altre discipline di racchetta. L’idea è mettere sempre di più al centro i bambini e offrire loro occasioni di attività motoria che permettano di sviluppare quella che io chiamo intelligenza motoria, attraverso una forte sinergia tra gli staff tecnici federali e i docenti che già operano nella scuola”.
OBIETTIVO INTEGRAZIONE
Un percorso che ha anche contribuito a cambiare la percezione degli sport di racchetta all’interno dell’ambiente scolastico. “Se pensiamo a venti o trent’anni fa, c’era una sorta di muro nei confronti del tennis a scuola. Spesso si sentiva dire che era uno sport individuale e quindi poco adatto al contesto scolastico. Oggi non è più così: le nuove metodologie didattiche e i nuovi strumenti di insegnamento hanno dimostrato che le discipline di racchetta possono essere perfettamente integrate nel percorso educativo”. Alla base del progetto c’è una convinzione molto chiara: la crescita del movimento passa dall’equilibrio tra quantità e qualità. “Io dico sempre che quantità e qualità devono camminare insieme, come i binari di un treno. Avere un bacino molto ampio di bambini che praticano sport significa aumentare la possibilità di individuare i futuri talenti e metterli nelle condizioni di esprimere il loro potenziale. Ma anche per tutti gli altri resta il valore enorme di praticare uno sport sano, educativo e formativo”.
Infine, non meno importante, c'è il valore simbolico e formativo delle discipline di racchetta. “Per chi pratica i nostri sport, l’avversario non è soltanto dall’altra parte della rete. L’avversario vero ha un nome e un cognome ma è invisibile: si chiama spazio e tempo. Nei nostri campi di gioco sono proprio spazio e tempo a rappresentare la vera sfida. E in fondo sono le stesse dimensioni che ognuno di noi affronta nella vita quotidiana. Per questo il tennis e le altre discipline di racchetta rispecchiano in modo così profondo la realtà dei ragazzi: insegnano a gestire il tempo, a occupare lo spazio, a prendere decisioni. Ed è proprio questo che rende questi sport così formativi”.