L'8 e il 9 novembre, nella suggestiva cornice del Pala Gianni Asti a Torino, è andato in scena il 3° congresso nazionale di Medicina dello Sport che ha voluto esplorare le nuove frontiere nella gestione di giocatori professionisti. Tra i relatori, Michelangelo Dell'Edera e Luca Semperboni
di Max Grassi, da Torino | 09 novembre 2025
Quanti professionisti ruotano intorno a un'atleta di alto livello? Quali sono le esigenze specifiche di un tennista professionista per poter migliorare costantemente la propria perfermance e scalare, torneo dopo torneo, il ranking mondiale? A queste domande hanno risporto, sabato 8 e domenica 9 novembre, nella suggestiva cornice del Pala Gianni Asti (ex PalaRuffini) a Torino, decine di professionisti nel 3° congresso nazionale di medicina dello sport che ha esplorato le nuove frontiere nella gestione di giocatori professionisti. Da qui il titolo dell'evento: "Il tennis a 360° - New frontiers in management of the professional player".
Sotto la direzione dei responsabili scientifici Stefano Suraci (medico chirurgo e specialista in medicina dello sport) e Diego Contro (medico chirurgo e specialista in medicina fisica e riabilitativa), decine di specialisti di altissimo profilo e consolidata esperienza del mondo medico, sportivo e scientifico si sono succeduti sul palco, impegnati ad analizzare le strategie più efficaci per ottimizzare il recupero fisico e mentale, prevenire gli infortuni, programmare in modo mirato gli allenamenti e curare l'alimentazione.
Grazie al prezioso patrocinio della Federazione Italiana Tennis e Padel, medici, fisioterapisti, preparatori atletici, nutrizionisti e psicologi dello sport si sono alternati ai microfoni per rispondere a domande cruciali: quanti professionisti lavorano attorno a un tennista d’élite? Come si prevengono gli infortuni in un calendario sempre più fitto? Quali strategie psicologiche e nutrizionali sono realmente efficaci nella gestione della carriera? L’obiettivo è mostrare come il lavoro di squadra, l’interdisciplinarietà e l’eccellenza professionale siano alla base del cosiddetto ‘Sistema Italia’, modello di riferimento nel panorama sportivo internazionale”.
A portare il saluto del Presidente Angelo Binaghi e di tutto il Consiglio Federale è stato il Vice Presidente Vicario della Fitp Gianni Milan, un dirigente da sempre impegnato nella crescita dei giovani talenti: "Stiamo vivendo un momento d'oro del tennis italiano e del padel, la nostra Federazione sta toccando risultati mai visti nella storia, però è chiaro che non ci dobbiamo fermare. È fondamentale avere sempre stimoli nuovi per poter migliorare in tutti gli asset e, nell'ambito del campo medico, stiamo cercando di portare cultura a tutti i dirigenti di circolo, ai maestri e ai preparatori fisici. L'effetto Sinner, se da una parte è molto positivo per quanto riguarda la quantità di persone che si avvicinano al nostro sport, dall'altra crea un po' di disequilibrio da parte di giocatori, di maestri o genitori che purtroppo vedono nel proprio figlio il nuovo Jannik. E questo a volte è pericoloso perché capita di vedere ragazzi adolescenti, fare dei carichi di lavoro di 4, 5, 6 ore al giorno senza sapere magari a livello biomeccanico cosa può supportare il loro corpo. Abbiamo perso in passato tanti giovani promettenti perché non sono stati curati in maniera preventiva. Questo non deve più accadere perché in un prossimo futuro la cura nei dettagli farà la differenza. Noi vogliamo essere primi anche nella prevenzione. Penso che occasioni come questo congresso siano molto importanti per tutti noi".
Il microfono è poi passato nelle mani di Michelangelo Dell'Edera che ha raccontato, con la sua consueta contagiosa energia, i pregi del "Sistema Italia": "In molti parlano del nostro Sistema - ha detto il Direttore dell'Istituto Superiore di Formazione "Roberto Lombardi" - ma in pochi sanno a cosa ci si riferisce. Ci sono voluti 25 anni di lavoro per costruirlo. Era il dicembre del 2000 quando l'attuale Consiglio Federale ha preso in carico questa Federazione con obiettivi strategici dettati essenzialmente sul dover costruire un processo di decentramento su tutte le aree. Proprio nel 2001 è nato uno dei progetti più importanti della nostra Federazione, si chiamava "Piani Integrati d'Aria (PIA), un progetto che aveva la visione di mettere insieme tutte le scuole federali allora riconosciute per creare sinergie e mettere nelle condizioni quei bambini virtuosi di poter esprimere le loro capacità. Dal 2001 al 2010 c'è stato una sorta di monitoraggio dell'intero sistema nazionale, da Nord a Sud, un processo di accelerazione su determinati obiettivi, grazie alla nascita dell'Istituto Superiore di Formazione nel giugno del 2010. Diceva un grande della storia degli allenatori del nostro sport, Mario Belardinelli, che su 100 uomini o 100 donne, 10 diventano grandi persone e di questi forse solo uno diventa giocatore o giocatrice di tennis, il che sta a significare che dietro i diritti e dietro i rovesci ci sono contenuti valoriali di assoluta importanza e che prima del giocatore viene la persona".
"Grazie ai preparatori mentali - ha concluso dopo un lungo intervento Dell'Edera - abbiamo costruito i presupposti per poter allenare nel modo migliore possibile, non i bambini che tanto si divertono con il gioco, ma l'entourage che gira intorno ad essi, dai genitori ai loro ai loro tecnici. Dopodiché abbiamo spostato l'attenzione sul tennis sport di combattimento, perché noi riteniamo che il tennis sia uno sport di combattimento, dove l'avversario in realtà non è chi ti sta di fronte nell'altra metà campo, l'avversario ha un nome e un cognome ben preciso: è lo spazio e il tempo, perché qualsiasi tennista a 8, 9 o 10 anni, deve pensare di conquistare spazio rubare tempo per poi avere l'universalità per poter andarsi a conquistare il punto in modo vincente. È da questi processi che abbiamo costruito il nostro Sistema Italia".
Dopo il suo applaudito intervento, il team manager della squadra italiana di Coppa Davis ha ceduto il microfono a Luca Semperboni, medico della Nazionale italiana maschile di tennis e responsabile medico del team di Sinner e Berrettini, che ha affrontato il tema dell'epidemiologia degli infortuni nel tennis. "Nel 2023 l'ATP ha definito l'infortunio come qualsiasi disturbo o manifestazioni fisica o psicologica derivante da una partita o da un allenamento di tennis. Uno studio ha stabilito che il tennis è sicuramente uno sport a basso rischio ma a causa della disomogeneità dei denominatori è difficile fare dei confronti che possano essere efficaci. Nei tennissti di alto livello, le problematiche più comuni sono quelle legate alla schiena, seguite dalla caviglia. Ed è curioso notare quanto le veschiche influenzino i ritiri degli atleti".
Il dottor Semperboni ha chiuso il suo dettagliato intervento con una curiosità: "Sappiamo che in generale, ma anche nel tennis, specializzare un ragazzino troppo presto, diciamo prima di 12 anni, non è una grande idea. Il coinvolgimento precoce, benché ti faccia avere dei risultati a breve termine molto efficaci, poi a lungo termine non paghi. Le esperienze multidisciplinari permettono una sostenibilità mentale maggiore in uno sport di alto livello e si è visto che i ragazzi che praticano più sport almeno fino ai dodici anni hanno poi delle carriere più longeve e con meno infortuni".
Quello che è parso chiaro dopo i tanti, più di 30, interventi che si sono succeduti è che il tennis, sport in continuazione evoluzione e sempre più praticato anche tra i giovani, richiede una gestione meticolosa dell'atleta fin dalle prime "impugnature". Solo attraverso un lavoro di squadra raffinato e perfettamente coordinato, è possibile accompagnare il tennista in un percorso di sviluppo completo attraverso un modello operativo vincente e riconosciuto come "Sistema Italia".
Perché, come recita lo slogan del congresso, "C'è un'intera squadra dietro ogni colpo vincente".