Il Presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, ha parlato alla testata greca Tennis24 di come l'Italia sia diventata un punto di riferimento mondiale per lo sviluppo del tennis e del perché i Centri Tecnici Federali rappresentino la spina dorsale del modello.
06 gennaio 2026
Il Presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, ha parlato alla testata greca Tennis24 di come l'Italia sia diventata un punto di riferimento mondiale per lo sviluppo del tennis e del perché i Centri Tecnici Federali rappresentino la spina dorsale del modello. Ecco la traduzione dell'intervista.
"L'ascesa italiana nel tennis mondiale non è frutto del caso, né esclusivamente il prodotto di singoli campioni. È il risultato di un piano strutturato a lungo termine, basato sulla cooperazione, sulla metodologia e su una strategia chiara" ha detto a Tennis 24 il Presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi.
Binaghi spiega che il successo sostenibile è quasi impossibile senza una struttura solida: "I Centri Tecnici Federali sono nati da un bisogno molto semplice: offrire al talento continuità, metodo e visione. Avevamo bisogno di hub dove l'eccellenza potesse concentrarsi e circolare secondo criteri comuni. L'obiettivo non è centralizzare tutto, ma creare un punto di riferimento tecnico e culturale capace di elevare l'intero ecosistema".
Secondo il Presidente, un centro nazionale non sostituisce i circoli, ma offre coerenza al sistema: "Definisce una direzione comune, evita lo spreco di risorse e costruisce continuità tra le generazioni. Senza una visione comune, un Paese rischia di dipendere esclusivamente dalle eccezioni".
Un fattore chiave è stato il rapporto non competitivo con le realtà private: "Abbiamo chiarito fin dal primo momento che i Centri Tecnici sono alleati dei circoli, non concorrenti. Il dialogo con i coach personali è sempre stato centrale: nessuno sforzo di imposizione, ma condivisione di obiettivi e dati. Quando il sistema dimostra di migliorare i risultati per tutti, la collaborazione nasce spontanea."
Analizzando la situazione greca, segnata dai successi di Tsitsipas e Sakkari, Binaghi mette in guardia: "Il fatto che la Grecia abbia espresso due giocatori di livello mondiale è un segno estremamente positivo, ma il rischio è considerare questi successi come un punto di arrivo e non di partenza. Se i risultati dei singoli non vengono trasformati in capitale collettivo — in know-how, investimenti e infrastrutture — rimangono episodi isolati, difficilmente ripetibili. Quando invece il metodo diventa più importante del talento individuale, i risultati smettono di essere casuali e diventano replicabili."
Interpellato sull'impatto di figure come Djokovic o di accademie come quella di Riccardo Piatti, Binaghi è stato netto: "Una personalità come Djokovic ispira e dà credibilità, ma il valore reale dipende da come questo vantaggio viene integrato in un piano strutturato. Se rimane simbolico, l'impatto è limitato."
Sulle accademie private: "Sono una risorsa fondamentale. La Federazione deve creare un quadro chiaro in cui l'eccellenza privata possa integrarsi in modo complementare, evitando frammentazioni."
In chiusura, Binaghi lancia un messaggio strategico: "Il più grande errore è credere che il talento basti. Il talento è solo l'inizio. Il mio messaggio è chiaro: investite nelle infrastrutture, nei tecnici e nei percorsi di crescita. I campioni vanno e vengono; i sistemi restano e garantiscono, nel tempo, un ricambio generazionale costante e affidabile."