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"Sinner simbolo e campione di un'Italia nuova"

Sinner "è un italiano anomalo. È l’opposto di Tomba, Rossi e Pantani" ha detto il presidente della FITP Angelo Binaghi. E' il simbolo di un movimento straordinario e racconta un'Italia diversa" scrive Silver Mele sul Mattino

04 gennaio 2026

Jannik Sinner con il trofeo delle Nitto ATP Finals 2025 (foto FITP)

Jannik Sinner con il trofeo delle Nitto ATP Finals 2025 (foto FITP)

Jannik Sinner, ha detto il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, "è un italiano anomalo. È l’opposto di Tomba, Rossi e Pantani".

Come ha sottolineato Silver Mele sul Mattino, "non è una provocazione: è una constatazione. Jannik non incendia, non divide, non teatralizza. Non cerca il consenso, non costruisce una narrazione alternativa. Fa una cosa sola: gioca meglio degli altri. E lo fa ogni giorno".

La Sinner-mania che si è scatenata in Italia racconta molto di questa anomalia, poggia anche su questo suo modo di essere così diverso dall'immagine dei grandi campioni dello sport del passato che hanno acceso le passioni dei tifosi. Jannik non chiede di essere amato. In campo e fuori, scrive Mele, "non concede appigli emotivi. Non offre fragilità in pasto al pubblico. Non alza mai la voce, nemmeno quando perde. E soprattutto non cambia, nemmeno quando vince tutto".

Il bis di Sinner alle Finals

Il bis di Sinner alle Finals

I suoi risultati eccezionali lo hanno reso il simbolo del movimento del tennis azzurro, ma non un'eccezione isolata. Perché il tennis italiano, ormai, non è più un'eccezione. I suoi risultati rappresentano l'apice di un sistema che funziona, che vince attraverso la programmazione. Se l'Italia esprime due giocatori (Sinner e Musetti) e una giocatrice (Paolini) in Top 10 in singolare, se abbiamo concluso il 2025 con due coppie (Bolelli/Vavassori e Paolini/Errani) tra le prime 10 del mondo in doppio, se per il secondo anno consecutivo entrambe le nazionali azzurre sono campioni del mondo avendo trionfato in Coppa Davis e Billie Jean King Cup, non è un caso. E' tutto figlio "di una stessa cultura: lavoro, metodo, comportamento" scrive Mele.

La differenza tra Sinner e i grandi campioni dello sport del passato come Tomba, Rossi e Pantani, rispecchia anche come sono cambiati i tifosi, come è diverso il contesto.

"Tomba, Rossi e Pantani resteranno eterni perché hanno raccontato un’Italia emotiva, eccessiva, geniale e fragile. Sinner racconta un’Italia diversa: silenziosa, precisa, internazionale. Un’Italia che non ha bisogno di spiegarsi, perché parla con il campo" scrive Mele.

"Forse ci manca l’eroe imperfetto, quello che cadeva con noi. Ma avevamo bisogno, oggi, di un campione che restasse in piedi - conclude - Di qualcuno che non consumasse il talento per farne leggenda, ma lo custodisse per farne futuro. Sinner non è meno italiano dei suoi predecessori. È l’Italia che è cambiata".

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