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Se l'Italia del calcio fatica mentre nel tennis e negli altri sport le vittorie si moltiplicano, scrive Maurizio Crosetti su Repubblica, "non è una questione di soldi ma di idee. E' il sistema che li produce a fare la differenza"
18 marzo 2026
"Per la vecchia Figc può imparare da molte altre federazioni: un diverso sport di vertice, e di base, è possibile" scrive su Repubblica Maurizio Crosetti. A una settimana dai play-off in cui l'Italia proverà ad evitare di saltare il terzo mondiale di calcio di fila, il confronto con gli azzurri degli altri sport che accumulano vittorie è eclatante. "Se sono nati fuoriclasse come Sinner, Egonu o Tamberi, a fare la differenza è il sistema cethe li ha prodotti. Il calcio ha poco più di un milione di tesserati, come quando alzava la Coppa a Berlino vent'anni fa, mentre il tennis nel frattempo li ha quintuplicati. Si è annesso il padel, e attorno ci ha costruito un universo: a rete abbiamo il numero 2 e il numero 5 del mondo, e quattro dei primi 20" ricorda Crosetti.
Nulla accade per caso. Vale per le nazionali di pallavolo, per i medagliati alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi di Milano-Cortina, per gli azzurri del rugby che dopo 31 anni hanno sconfitto l'Inghilterra nel Sei Nazioni, per la nazionale di basket femminile che si è qualificata per il Mondiale dopo 32 anni e perfino per gli azzurri del baseball capaci di battere gli statunitensi a casa loro.
"Non è tanto un problema di numeri o fatturati (nel calcio, i norvegesi ci hanno umiliati in Nazionale e in Champions), ma di metodi e idee" scrive Crosetti. L'effetto è che i bambini, aggiunge, "vogliono diventare Sinner, mica Scamacca, senza offesa".
"Facciamo quello che il calcio dovrebbe fare: le riforme", ha spiegato il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Angelo Binaghi, si legge nell'articolo di Crosetti su Repubblica. "Abbiamo dato ai circoli la possibilità di diventare incubatori di talenti, senza curarci del consenso politico".
"Invece, il calcio italiano sa di muffa e maglie infeltrite. Si fatica a rintracciare, nella sua lunga e gloriosa storia, un ventennio più grigio e infausto dell'ultimo, eppure nessuno sembra preoccupato" scrive Crosetti.
"Il calcio resta la prima disciplina, con un indice di penetrazione del 53% nella popolazione, il tennis è secondo con il 39%. Nel 2016 i valori erano rispettivamente 38 e 21: la Fitp ha superato il fatturato della Figc nel 2024 e punta a farlo anche nel numero dei tesserati" osserva a Repubblica Giovanni Palazzi, presidente di StageUp, società leader di ricerca e consulenza. "Lo sviluppo di una federazione e i risultati che ottiene sono legati da un circolo virtuoso: le vittorie aumentano il fatturato e la popolarità, ma prima delle vittorie c'è sempre un cambiamento organizzativo. Nell'era della globalizzazione, vince chi si apre alla competitività e chi ha la forza e il coraggio di cambiare"
Per il professor Nico Bortoletto, sociologo e docente universitario, in Italia sta cambiando "la sensibilità rispetto alla diversità degli sport, oltre che delle storie personali. Si sta uscendo a fatica dalla monocultura calcistica ed era ora, anche se il calcio resta un veicolo di immediata comprensione ed emozione. Ma non è più l'unico modello. Lo si capisce nel momento in cui i genitori iscrivono un bambino a basket, a pallavolo oppure a tennis".