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La nuova disciplina si presenta come una variante del tennis giocata su un campo di dimensioni ridotte, con racchette più piccole e una particolare pallina in gommapiuma. Una formula che mantiene molte delle caratteristiche tecniche e tattiche del tennis. Siglata una convenzione tra FITP, AI Touchtennis e Touchtennis Italy per promuovere e diffondere una disciplina dinamica, accessibile e adatta a coinvolgere nuovi appassionati. Nel futuro del movimento italiano anche il progetto di un Mondiale a squadre a Torino nel 2027
Max Grassi | 12 ottobre 2026
Chi pensava che con l’avvento del pickleball si sarebbe chiuso il cerchio degli sport di racchetta dovrà ricredersi. Arriva infatti il “touchtennis” (scritto con l’iniziale in minuscolo), una variante del tennis giocata su un campo di dimensioni ridotte, con racchette da 21 pollici e una particolare pallina in gommapiuma: una disciplina che mantiene molte delle caratteristiche tecniche e tattiche del tennis, rendendo al tempo stesso il gioco immediato e dinamico.
L’ampio panorama degli sport di racchetta dovrà insomma fare un po’ di posticino anche per questa nuova realtà che vuole ritagliarsi uno spazio importante, puntando su una formula capace di coniugare divertimento, tecnica e accessibilità.
Il touchtennis è nato tra il 2002 e il 2003 in Inghilterra, nella periferia di Londra, da un'idea di Rashid Ahmad, che lo ideò inizialmente come un gioco da giardino per allenarsi con i figli. In sostanza, è una variante del tennis che conserva molti dei suoi principi fondamentali, ma li propone in un formato più compatto e adatto a un pubblico ampio. Una realtà in crescita che, in Italia, si prepara a compiere un ulteriore passo avanti grazie a una nuova collaborazione istituzionale.
La Federazione Italiana Tennis e Padel, l’Associazione Sportiva Dilettantistica Italiana Touchtennis (AI Touchtennis) e Touchtennis Italy hanno infatti siglato una convenzione finalizzata alla promozione e alla diffusione della disciplina sul territorio nazionale. Un accordo importante, che riconosce il percorso di sviluppo intrapreso negli ultimi anni dal movimento italiano e pone le basi per una collaborazione strutturata, con l’obiettivo di coinvolgere progressivamente circoli, tecnici, giocatori e appassionati.
L’intesa apre nuove prospettive per una disciplina che, grazie alle sue caratteristiche, può diventare uno strumento interessante per ampliare la platea degli sport di racchetta. Non si tratta soltanto di proporre una versione ridotta del tennis, ma di offrire un’esperienza sportiva con una propria identità, capace di avvicinare al gioco chi non ha mai impugnato una racchetta e di offrire nuove opportunità anche a chi pratica già il tennis tradizionale.
Un campo piccolo ma tanto gioco
La prima caratteristica che distingue il touchtennis è il campo, decisamente più contenuto rispetto a quello del tennis. Le dimensioni previste sono di 6 metri di larghezza per 12 di lunghezza, con una superficie di gioco più stretta nel singolare, dove si utilizzano le linee interne per un’ampiezza di 5 metri. Nel doppio entrano invece in gioco anche i corridoi laterali di 50 centimetri. La linea del servizio dista due metri dalla linea di fondo e 4 metri dalla rete.
A rendere possibile questa formula contribuiscono due elementi fondamentali: una racchetta da 21 pollici (il piatto corde deve presentare almeno 14 corde verticali e 12 corde orizzontali) e una pallina in gommapiuma ad alta densità. Quest’ultima consente di giocare su differenti tipologie di superficie e favorisce una dinamica di scambio particolare, nella quale controllo, precisione, rapidità di reazione e capacità di leggere le intenzioni dell’avversario assumono un ruolo centrale.
Le dimensioni ridotte non significano, dunque, minore contenuto tecnico. Al contrario, il touchtennis mantiene molte delle componenti tattiche del tennis, richiedendo ai giocatori di costruire il punto, gestire gli spazi e alternare soluzioni offensive e difensive. La differenza è che tutto avviene in un contesto più raccolto, dove il gioco può risultare intuitivo anche per chi è alle prime esperienze.
Un altro aspetto interessante riguarda la possibilità di adattare gli spazi alle esigenze dell’attività amatoriale. In presenza di condizioni adeguate, è possibile allestire un campo anche in aree più contenute, seguendo le indicazioni tecniche della disciplina. Una flessibilità che può favorire la diffusione del touchtennis nei circoli sportivi, nelle strutture polivalenti e nei contesti dedicati alla promozione dello sport.
Regole semplici per sfide avvincenti
Il touchtennis conserva il sistema di punteggio tradizionale del tennis, con la progressione 15, 30, 40 e game, ma introduce alcune modifiche pensate per rendere gli incontri più rapidi e mantenere alta la tensione agonistica.
Sul 40-40 non si disputano i vantaggi: un unico punto decisivo, chiamato anche sudden death o killer point, assegna il game. Come avviene nei tornei di doppio del circuito ATP, è il giocatore in risposta a scegliere il lato dal quale ricevere il servizio, aggiungendo una componente strategica a un momento già delicato dell’incontro.
Anche la struttura dei set è semplificata. Un set si gioca ai quattro game, con la necessità di ottenere due game di vantaggio; sul 4-4 si ricorre al tie-break. Nel singolare, quest’ultimo si disputa ai cinque punti, con un punto decisivo sul 4-4. Gli incontri ordinari si giocano generalmente al meglio dei tre set, mentre negli eventi Slam è previsto il formato al meglio dei cinque.
Una delle differenze più evidenti rispetto al tennis riguarda il servizio. È consentito un solo tentativo, senza seconda palla, e il giocatore può scegliere di battere dall’alto oppure dal basso. In quest’ultimo caso deve informare preventivamente l’avversario. La regola del no let elimina inoltre la ripetizione del servizio quando la pallina tocca la rete e finisce comunque nel corretto riquadro di battuta: lo scambio prosegue e la situazione viene tradizionalmente definita "Justice".
Sono dettagli che contribuiscono a dare al gioco un ritmo riconoscibile e che, una volta appresi, permettono anche ai principianti di comprendere rapidamente il funzionamento della partita. La componente regolamentare rimane importante ma non rappresenta una barriera insormontabile per chi desidera avvicinarsi alla disciplina.
La sfida di rendere il tennis ancora più popolare
È proprio sull’accessibilità che il touchtennis può costruire una parte significativa del proprio futuro. Avvicinare i più giovani agli sport di racchetta, offrire occasioni di pratica a chi non ha familiarità con il tennis e ampliare le possibilità di partecipazione sono obiettivi che si inseriscono in una visione più ampia dello sport.
La formula ridotta può infatti favorire un primo contatto con i gesti fondamentali del tennis, dalla coordinazione al controllo della palla, fino alla lettura delle traiettorie e alla scelta dei colpi. Allo stesso tempo, la disciplina può rappresentare un’attività autonoma, con le proprie competizioni e opportunità di crescita.
La collaborazione tra FITP, AI Touchtennis e Touchtennis Italy punta a trasformare queste potenzialità in iniziative concrete, creando occasioni di incontro tra il movimento touchtennis e la rete dei circoli e dei professionisti degli sport di racchetta. L’obiettivo è rendere il tennis, in tutte le sue possibili declinazioni, uno sport sempre più popolare, capace di raggiungere persone e contesti differenti.
La convenzione costituisce quindi un punto di partenza per un percorso che richiederà attività sul territorio, promozione, formazione e occasioni di gioco. La sfida sarà far conoscere il touchtennis non soltanto agli appassionati già vicini al tennis, ma anche a chi cerca un’attività sportiva nuova, coinvolgente e meno impegnativa dal punto di vista degli spazi necessari.
Torino guarda al Mondiale a squadre del 2027
Tra i progetti più ambiziosi inseriti nel percorso di sviluppo del movimento italiano figura il World Team Championship di touchtennis, competizione internazionale per squadre nazionali che AI Touchtennis intende organizzare a Torino nel corso del 2027, con il supporto di Touchtennis Italy.
L’evento dovrebbe coinvolgere otto nazioni, ciascuna rappresentata da quattro giocatori: due donne e due uomini. Il programma prevede incontri di singolare e doppio misto, con una formula che valorizza sia la dimensione individuale sia quella di squadra e favorisce la partecipazione congiunta di atlete e atleti.
Per Torino, il progetto rappresenterebbe un’interessante opportunità di ospitare una manifestazione internazionale dedicata a una disciplina ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ma dotata di caratteristiche che possono renderla spettacolare e coinvolgente.
La prospettiva dell’appuntamento iridato si accompagna così all’obiettivo più ampio di consolidare la presenza del touchtennis in Italia, creando una base di praticanti, tecnici e strutture in grado di sostenere la crescita della disciplina nel tempo.
Il percorso è appena entrato in una nuova fase, ma la direzione è chiara: sfruttare la semplicità del gioco, la flessibilità degli spazi e il legame con il tennis per raggiungere nuovi “adepti”.
Il touchtennis, insomma, dovrà necessariamente conquistare il proprio spazio. E la fondamentale collaborazione con la FITP può rappresentare l’occasione per trasformare una realtà in crescita in una proposta sempre più praticata, dal circolo di quartiere fino al prestigioso palcoscenico internazionale.