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Cecchinato e Ingarao, la A1 cancella le distanze

Un ex semifinalista del Roland Garros contro uno dei dominatori del circuito Open italiano: la Serie A1 mette di fronte Marco Cecchinato e Alessandro Ingarao, due carriere lontanissime ma abbastanza vicine da giocarsi tutto al terzo set

27 ottobre 2026

L'esultanza di Marco Cecchinato (foto San Marino Tennis Open)

L'esultanza di Marco Cecchinato (foto San Marino Tennis Open)

Ci sono partite che valgono per il risultato e altre che raccontano qualcosa di più grande del punteggio. Alessandro Ingarao contro Marco Cecchinato, nella quarta giornata della Serie A1 maschile, appartiene alla seconda categoria. Perché difficilmente, nel tennis professionistico di oggi, due carriere così diverse avrebbero avuto occasione di incrociarsi in una partita vera, combattuta, con dei punti in palio e un pubblico coinvolto. È successo invece a Siracusa, grazie a un campionato che continua ad avere proprio questa fra le sue caratteristiche più affascinanti.

Da una parte Cecchinato, ex numero 16 del mondo, tre volte campione nel circuito ATP e soprattutto semifinalista al Roland Garros 2018, protagonista di una delle cavalcate più sorprendenti del tennis italiano contemporaneo. In quelle due settimane parigine batté Pablo Carreno Busta, David Goffin e soprattutto Novak Djokovic, prima di fermarsi contro Dominic Thiem. Prima di quel torneo non aveva mai vinto una partita nel main draw di uno Slam; poche settimane dopo era ormai stabilmente dentro i primi venti del mondo.

Dall'altra parte Ingarao, 27 anni, best ranking ATP numero 799 nel febbraio 2020 e una scelta di carriera completamente diversa. Il siracusano ha progressivamente abbandonato l'idea di inseguire il circuito internazionale settimana dopo settimana per costruirsi una dimensione diversa, diventando uno dei dominatori del panorama Open italiano. Nel 2026 ha vinto le prequalificazioni agli Internazionali BNL d'Italia sui campi di Cagliari, si è imposto anche a San Gregorio di Catania, ha conquistato per la quinta volta consecutiva i Campionati Italiani di Seconda categoria e, poche settimane fa, si è preso anche il titolo assoluto siciliano.

Due mondi, dunque. Quello di chi ha giocato sul Philippe Chatrier contro Djokovic e quello di chi da anni attraversa l'Italia inseguendo tornei Open, campionati a squadre e appuntamenti federali. Due mondi che la struttura del tennis moderno tende normalmente a tenere lontani. Chi frequenta ATP e Challenger difficilmente incontra chi ha costruito la propria quotidianità nel circuito nazionale.

Alessandro Ingarao (Foto FITP)

Alessandro Ingarao (Foto FITP)

Marco Cecchinato (foto Serafini)

Marco Cecchinato (foto Serafini)

La Serie A1, invece, per qualche domenica all'anno cancella tutto. Cecchinato veste la maglia dello Sporting Club Sassuolo; Ingarao è uno dei punti di riferimento del Match Ball Siracusa, il club con cui ha appena conquistato il ritorno nella massima serie. Ed è così che una sfida improbabile in qualsiasi altro contesto - per giunta derby siciliano - diventa improvvisamente possibile. Non soltanto possibile, ma anche equilibrata: Ingarao ha vinto il primo set al tie-break, Cecchinato ha pareggiato i conti nel secondo e soltanto nel terzo è riuscito a completare la rimonta, 6-7 6-4 6-3. Lo Sporting avrebbe poi vinto il confronto per 6-0, ma quel singolare è rimasto di gran lunga la partita più combattuta della giornata.

Ed è proprio qui che il discorso diventa interessante. Perché il tennis nazionale è spesso raccontato come una piramide molto rigida: in cima i professionisti, sotto i Challenger, poi gli ITF e infine gli Open. Una successione di categorie che sembra definire con precisione la distanza fra un giocatore e l'altro. Il campo, ogni tanto, ricorda invece che le differenze esistono ma non sono sempre quelle suggerite da un numero accanto al nome.

Ingarao è l'esempio perfetto sul tema. Non è un ex professionista che ha smesso di allenarsi e gioca qualche torneo per divertimento. È un atleta che continua a vivere il tennis con intensità, che compete praticamente ogni settimana e che ha trovato una propria forma di professionismo fuori dal circuito ATP. Il suo dominio nei Campionati Italiani di Seconda categoria, cinque titoli consecutivi, offre una misura piuttosto chiara della continuità costruita in quella dimensione.

Alesandro Ingarao

Alesandro Ingarao

Cecchinato rappresenta l'altra estremità della storia. Il suo best ranking appartiene al 2019, quando arrivò al numero 16, ma il curriculum resta quello di un giocatore capace di vincere tre titoli ATP e di battere Djokovic in un quarto di finale Slam. La parabola successiva lo ha allontanato dalle zone più alte, ma il bagaglio tecnico e l'abitudine a gestire partite di livello internazionale non spariscono. Anzi.

Eppure, sulla terra rossa di uno dei tanti club dello Stivale, davanti al pubblico di casa per Ingarao, tutto questo si è trasformato soltanto nel punto di partenza. Il resto lo ha deciso la partita. È anche per questo che la Serie A1 mantiene una sua identità particolare in un calendario ormai saturo. Non è semplicemente una competizione per stabilire quale sia il club più forte d'Italia. È uno dei pochissimi luoghi nei quali possono trovarsi nello stesso tabellone un giocatore abituato agli Slam, un giovane che sta provando a costruirsi una classifica internazionale, uno straniero da top 100 e uno specialista degli Open nazionali.

Le differenze non vengono negate: vengono soltanto messe alla prova. Per Ingarao, affrontare Cecchinato significa misurare direttamente quanto separi il proprio tennis da quello di un ex top 20. Per Cecchinato significa entrare in una partita nella quale curriculum e passato non garantiscono nulla, contro un avversario abituato a vincere, per di più davanti al proprio pubblico. È una situazione che difficilmente un torneo individuale potrebbe costruire. Alla fine ha vinto, Cecchinato, come ranking, esperienza e storia avrebbero suggerito. Ma ha avuto bisogno di tre set, dopo averne perso il primo. Per una domenica non c'erano l'ex semifinalista del Roland Garros e il re degli Open. C'erano semplicemente due giocatori siciliani, separati da carriere quasi opposte e riuniti dallo stesso rettangolo di terra.

L'esultanza di Marco Cecchinato (foto Peluso)

L'esultanza di Marco Cecchinato (foto Peluso)

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