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Dietro Sinner c'è una generazione italiana di sportivi vincenti e affamati, ma sereni e con la testa sulle spalle, che mette la famiglia al centro delle loro vite: "Servono più ragazze e più ragazzi italiani così, ma non solo nello sport. Anche nel mondo del lavoro"
17 marzo 2026
Giovani, sfrontati e vincenti. E' questo l'identikit dei campioni azzurri che stanno riscrivendo la mappa dello sport italiano: Jannik Sinner, Kimi Antonelli e Mattia Furlani. Tennis, formula uno, atletica. "Quelli che si vogliono prendere il mondo senza che qualcuno gli chieda: ma papà ti manda solo?". Così scrive Emanuela Audisio in un lungo articolo apparso oggi su La Repubblica.
A far da apripista a questa nuova generazione di fenomeni è stato proprio l'altoatesino. "L'educazione Sinneriana - riflette Audisio - lascia tracce nei nuovi allievi perché finalmente non è importante l'anagrafe, ma la voglia di crescere", una filosofia decisamente in controtendenza in una "società italiana" in cui "conta la tradizione" e che nello sporto si traduce invece in "evoluzione" e in cui è rimasto solo il calcio a ritenersi "superiore per diritto divino".
Ma ancor più indicativo, si sottolinea ancora nell'articolo, è lo spirito collaborativo di questi nuovi giovani campioni "che si tengono idealmente per mano". L'Italia vanta al momento ben quattro giocatori tra i primi venti del mondo, "non sono made by Sinner - aggiunge Audisio - ma sicuramente il suo esempio ha contato, è stata un'orma da calpestare". Antonelli lo scorso weekend ha vinto a 19 anni in Cina il suo primo GP in carriera, ed è stato proprio Sinner il primo a congratularsi con lui dedicandogli un messaggio pubblico al termine della finale vinta a Indian Wells cui ha fatto seguito un altro messaggio privato. Furlani lo scorso anno ai Mondiali di Tokyo atterrò nel salto in lungo a 8.39 metri diventando così il più giovani campione della specialità in una progressione incredibile di salti che dal settimo posto lo hanno portato fino al gradino più alto del podio.
Si tengono per mano, si ispirano a vicenda, e il filo che li tiene uniti è quello della "semplicità e della normalità, non vivono di rabbie, di rivincite, non rivendicano traumi esistenziali, e al centro della loro vita resta la famiglia con i suoi legami". Sono successi, i loro, che restituiscono all'Italia un'immagine giovane, pulita e vincente e che inducono a una riflessione che non può più suonare come un azzardo: "Servono più ragazze e più ragazzi italiani così, ma non solo nello sport. Anche nel mondo del lavoro. Serve valorizzarli, non offenderli, metterli in condizione di essere sé stessi. A sorpassare ci penseranno loro".