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Carnevale in Sardegna: perché il suo spirito ricorda il tennis

Scoprite con noi perché, almeno una volta, ogni tennista o aspirante tale, ogni praticante o appassionato, farebbe bene a immergersi nel Carnevale di Sardegna

09 febbraio 2026

Carnevale di Mamoiada (Liori Maxia - sardegnaturismo.it)

Carnevale di Mamoiada (Liori Maxia - sardegnaturismo.it)

Dentro ogni grande incontro di tennis, ogni finale destinata a restare nella storia e nella memoria degli appassionati, esistono tracce comuni. C’è la tensione sottile e costante tra il dovere della disciplina e l’esigenza dell’intuizione, dell’improvvisazione. C’è il desiderio umano, troppo umano, di superare i propri limiti, prima ancora dell’avversario. C’è la partecipazione del pubblico di tifosi che, parteggiando per l’uno o per l’altro dei protagonisti, rinforzano il proprio senso di identità e un legame di comunità, di gruppo, prima, durante e dopo la partita.

Ogni volta che si gioca a tennis, ogni volta che si scende in campo per se stessi o per una squadra, dal proprio circolo alla nazionale nelle finali mondiali di Coppa Davis o di Billie Jean King Cup, le sensazioni sono le stesse, le tracce di quegli elementi che ci fanno battere il cuore per Sinner o Alcaraz, Musetti o Djokovic, Paolini o Sabalenka, sono le stesse. Ecco perché il tennis è così speciale. Ecco perché, almeno una volta, ogni tennista o aspirante tale, ogni praticante o appassionato, farebbe bene a immergersi nel Carnevale di Sardegna, nelle multiformi manifestazioni di orgoglio e trasgressione, tradizione e passione, che tanto ricordano lo sport che amiamo.

La Sartiglia di Oristano (Viviano Tedde)

La Sartiglia di Oristano (Viviano Tedde)

Forse non tutti sanno che la parola Carnevale deriva dal latino medievale carne(m) levare, "togliere la carne", un riferimento all'ultimo banchetto che si teneva il Martedì Grasso, subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima, che inizia il giorno successivo, il Mercoledì delle Ceneri.

Proprio il giorno in cui si concludono le celebrazioni carnevalesche a Ovodda, tra le più particolari di tutta la Sardegna. Il momento centrale è il processo al fantoccio di Don Conte, simbolo del capro espiatorio: e a quanti tennisti, dilettanti e non, farebbe bene processare i propri e cancellare così gli alibi per le sconfitte e le cattive prestazioni. Leggenda vuole che Don Conte sia un personaggio realmente esistito a Ovodda, un uomo crudele, protagonista di soprusi ai danni della comunità che, dopo anni, si sarebbe ribellata giustiziandolo. Ogni anno, ancora oggi, questo momento sospeso tra mito e memoria collettiva viene rievocato attraverso una manifestazione spontanea e creativa che racconta l’importanza di esorcizzare le paure.

Uno dei simboli più conosciuti del Carnevale in Sardegna restano i Mamuthones, icona della sfilata tipica di Mamoiada.

I Mamuthones di Mamoiada (Foto Alessandro Vargiu)

I Mamuthones di Mamoiada (Foto Alessandro Vargiu)

Qui la celebrazione carnascialesca si lega ai culti antichi della fertilità e della natura, attraverso un ritmo unico, una musica data dai campanacci che queste figure, coperte da maschere nere di legno, portano legati alla schiena. Intanto gli Issohadores, con indosso un corpetto rosso e una maschera bianca, catturano queste maschere (e gli spettatori) con una fune. Le maschere che rimandano ad antichi riti sono al centro anche del Carnevale di Ottana, dominato dai Boes e dei Merdules; a Orotelli, dove vanno in scena i Thurpos (ciechi), vestiti e incappucciati con cappotti di orbace nero; a Fonni, dove la maschera tipica è quella di s’Urzu (orco o orso) è una testa di caprone con lunghe corna e fazzoletto nero da donna.

Più vicina al ritmo del tennis, che ricorda più le percussioni, il Carnevale di Gavoi, caratterizzato da elementi festosi e allegri, diversi da quelli più cupi della Barbagia, che richiamano i riti propiziatori offerti alla natura che si risveglia dopo l’inverno. Non esistono maschere caratteristiche; la musica è il centro della festa, creata dai tamburi e dai pifferi suonati all’impazzata durante il corteo che sfila per le vie della città.

Carnevale in Sardegna, Boe di Ottana (Alessandro Vargiu)

Carnevale in Sardegna, Boe di Ottana (Alessandro Vargiu)

Carnevale in Sardegna, Tamburinos di Gavoi e Su Bundu di Orani (Massimiliano Maddanu)

Carnevale in Sardegna, Tamburinos di Gavoi e Su Bundu di Orani (Massimiliano Maddanu)

Le celebrazioni del Carnevale in Sardegna assumono anche un tratto più vicino a quello più puramente sportivo del tennis, che si annoda alla ricerca di precisione che ogni giocatore, dal numero 1 del mondo al praticante della domenica, insegue nella ricerca della soddisfazione per un colpo vincente sulla riga.

Sopravvive, infatti, un aspetto competitivo peculiare nelle esibizioni a cavallo (karrasegares a caddu), come la celebre Sartiglia di Oristano. Il termine dal castigliano "Sortija" e dal catalano "Sortilla", che hanno in comune l’origine latina, derivano infatti dalla parola sorticola (anello). Sono anche, entrambe, diminutivi di sors (fortuna). I riferimenti ne descrivono il senso: è una giostra legata strettamente ai riti pagani propiziatori di fertilità della terra.

La Corsa alla Stella è la fase principale e più conosciuta della manifestazione: un gruppo di cavalieri corre al galoppo con l’obiettivo di infilzare con la spada una stella sospesa al centro della pista. Chiara la radice della Sartiglia, che ripropone l’essenza delle gare equestri medievali e fa rivivere una corsa all’anello probabilmente presente a Oristano già nel 1350. In origine riservata alle classi nobiliari, è diventata fin da subito l'emblema della tradizione locale, ed è oggi un’espressione tra le più riconoscibili della vita e della cultura popolare locali.

Sa Sartiglia di Oristano (Elisabetta Messina)

Sa Sartiglia di Oristano (Elisabetta Messina)

Altrettanto identificabile, per i tratti fortemente simbolici, il karrasegare osinku, il carnevale di Bosa (nella Planargia), che vive il suo momento clou nel giorno di martedì grasso, quando le maschere in abito bianco, con un lanternino, cercano il simbolo della manifestazione, Giolzi (Re Giorgio). Ancora diverso, infine, il Carnevale allegorico di Tempio Pausania, il Carrasciali, con evidenti affinità con le celebri sfilate di Venezia o di Viareggio. Ce n’è davvero per tutti gli stili e per tutti i gusti. Ogni città ha la sua festa, ogni volto e ogni maschera raccontano una storia, parlano a tutti del valore dell’identità e dell’importanza dei riti condivisi da tramandare, a Carnevale come nel resto dell’anno. Nella vita come nello sport.

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