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La mancina di Novara, classe 2001, è scesa subito in campo nel Mondiale in corso in Qatar: “Tennis, calcio e quell'incontro casuale con il padel..."
Francesca Paoletti, da Doha | 03 novembre 2026
Un sogno tira l’altro. E così dopo averne realizzato uno, con la prima convocazione in Nazionale, Clarissa Aima ha rilanciato; nel discorso riservato alle ‘rookies’, quello che caratterizza la vigilia di ogni grande evento sportivo, si è augurata di poter anche scendere subito in campo. Detto, fatto. E pure con vittoria. Doha si è fatta subito magica per la 25enne mancina di Novara, trapiantata a Roma, e nuovo ‘volto’ della Nazionale maggiore di padel.
La prima convocazione in Nazionale, subito da protagonista del campo. In che modo descriverebbe queste emozioni?
“Inaspettate e bellissime. Non pensavo minimamente di poter giocare, però, una volta scoperta la bellissima notizia, ho sentito una grande felicità, e anche un po’ di tensione. Ma una tensione felice, in realtà, non una sensazione brutta. Ho fatto colazione tranquilla, sono andata dal fisio, mi sono rilassata un po’ e sono scesa in campo. Penso di aver giocato anche bene. Comunque, al mio fianco avevo Giulia (Sussarello, con la quale ha giocato il secondo match contro l’Egitto, ndr), da dieci anni di Nazionale, mi ha dato consigli su come gestire la tensione: respirare, stare tranquilla. Poi anche Saverio mi ha aiutato molto in panchina. È stato tutto perfetto”.
Se, il primo giorno in cui hai preso in mano questa racchetta, le avessero detto che sarebbe arrivata a giocare un Mondiale con la maglia della Nazionale… cosa avrebbe risposto?
“Mai me lo sarei aspettato, anche perché per me è nato come un gioco. Dei miei amici mi buttarono dentro un campo per farmi giocare ma, in realtà, non avevo progetti con il padel. Lo vedevo più come un passatempo. Poi piano piano le cose sono diventate sempre più serie. A inizio anno non era nei miei progetti puntare alla Nazionale, perché penso di avere ancora tanta strada da fare. La convocazione è arrivata prima del previsto e ne sono più che felice”.
Ci racconta il suo percorso?
“Da piccola ho fatto un po’ tutti gli sport; ho giocato a calcio, sulla fascia… correvo ovunque, quello che mi piace fare anche adesso, correre e remare… poi ho deciso di buttarmi sul tennis. Ho giocato per molti anni, però non l’ho mai preso seriamente, nel senso mai a livello internazionale: basti pensare che ho fatto un solo ITF. Avevo un gioco un po’ strano a tennis, nel senso che facevo tanto servizio e volée, oppure un 'caricone' di dritto e andavo a rete. Mi piaceva stare sempre a rete. Dei miei amici, che avevano dei campi vicino a casa, un giorno mi convinsero a provare il padel. ‘Dai, vieni, provalo… con il tuo gioco …'. E da lì è iniziato tutto”.
E quegli amici le hanno scritto in questi giorni?
“Sì, mi hanno detto di godermela… e infatti me la sto godendo al cento per cento”.
Al di là del padel, che nel frattempo è diventato il suo lavoro, quali sono i suoi interessi?
“Mi piace tantissimo viaggiare. Il padel mi aiuta a visitare più paesi possibile, anche se poi, una volta che inizia il torneo, è difficile dedicare tempo ad altro. Mi piace anche mangiare, mi piace scoprire posti nuovi, le varie culture dei paesi. Ascolto tanta musica e quando posso mi piace stare con la famiglia: adesso che mi sono trasferita li vedo un po’ di meno. Poi, in generale mi piace fare sport, quindi, se ho del tempo libero, magari vado a correre. E mi piace andare a vedere la Roma: martedì, prima di partire per il Mondiale sono andata allo stadio”.
Roma le piace?
“E’ la mia base da agosto, mi alleno al Villa Pamphili. Mi piace moltissimo, non pensavo di trovarmi così bene. Credo di aver trovato il mio posto e non so se me ne andrò mai”.
La cicatrice sulla fronte è la prova che il padel può essere anche molto complesso. Quali sono le cose più difficili di questo sport?
“Intanto, fare attenzione a non lasciare mai andare la racchetta… (sorride, ricordando l’incidente in campo che le è costato cinque punti di sutura sulla fronte, ndr). Secondo me la cosa più difficile del padel è adattarsi ai viaggi, alle condizioni, agli imprevisti, e al fatto che bisogna farlo in fretta. Sei sempre in viaggio, torni a casa, riparti e adattarsi a tanti cambi non è per niente facile. Il clima, ad esempio, da noi è inverno, qui è estate; l’adattamento alle varie superfici e condizioni meteorologiche”.
Un momento, un episodio, qualcosa che è accaduto questa settimana con il gruppo azzurro che le rimarrà per sempre nel cuore?
“Direi il momento prima del match, quando abbiamo fatto l’urlo iniziale tutte insieme. Non l’avevo mai vissuto e in quel momento mi sono sentita proprio parte di qualcosa di importante. Qui vestiamo la maglia azzurra, rappresentiamo i nostri colori, il nostro Paese. Quindi quell’urlo, tutte insieme, direi che è stato il momento che ricorderò di più. Mi ha messo un po’ i brividini, quelli belli, positivi”. E pensare che non ha ancora vissuto il momento dell’inno.