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Grande soddisfazione da parte del direttore del torneo per gli Internazionali Bnl d’Italia di tennis in carrozzina appena conclusi: “Continuiamo a migliorare sia dal punto di vista tecnico che di visibilità. Il torneo di Roma è ormai una garanzia di spettacolo”
di Max Grassi | 26 maggio 2026
“Al netto della pioggia, che ha reso complicato gestire la situazione, il torneo è andato benissimo”. A chiusura di una quattro giorni da ricordare, abbiamo incontrato il direttore del torneo romano di categoria WC500 - con montepremi di 70.000 dollari - oltre che responsabile del Settore Tecnico Nazionale Wheelchair della Fitp, Gianluca Vignali per fare il punto su una manifestazione che ha senza ombra di dubbio centrato tutti gli obiettivi della vigilia.
Al di là della terza vittoria consecutiva del n.2 del ranking ITF, il britannico Alfie Hewett e del successo a sorpresa dell’olandese Lizzy De Greef, a testimonianza della bontà tecnica della manifestazione, è importante sottolineare alcuni aspetti particolarmente riusciti degli Internazionali BNL d’Italia di Wheelchair in scena al Foro Italico da giovedì 14 a domenica 17 maggio in concomitanza con gli ultimi giorni dell’ATP Masters 1000 e WTA 1000.
“Ho avuto feedback positivi dai giocatori - racconta il direttore dell'evento capitolino Vignali - e dagli allenatori. La situazione, in generale, secondo loro è migliorata molto rispetto all'anno scorso. Soprattutto se consideriamo la visibilità. Abbiamo avuto tantissime presenze sugli spalti anche grazie al fatto che il torneo è stato promosso in maniera più significativa”.
L'aspetto promozionale è da sempre uno degli obiettivi di questo torneo. Il fatto che sia andato così bene penso sia un risultato significativo.
”Assolutamente sì. Tutti i giocatori sono rimasti veramente colpiti da quanta gente è venuta a vederli e dall’affetto che hanno ricevuto. Diversamente dalle edizioni precedenti, quest’anno il pubblico è venuto proprio a vedere lo spettacolo del wheelchair tennis e, fondamentalmente, gli spazi erano sempre pieni. Anche piccoli grandi particolari come la visibilità del cubo centrale che ha mandato in onda i nostri incontri, ha portato effetti positivi. C’è interesse nel grande pubblico”.
Bisogna anche aggiungere che il torneo di Roma ha avuto un’entry list da sogno con 13 dei primi 15 giocatori al mondo... un livello da Grand Slam.
“È stata la classica ciliegina sulla torta. Trovare un campo di partecipazione di così alto livello è raro. Nel 2026, ad esempio, non c’era ancora stato un torneo di questa qualità e questo credo sia dovuto al fatto che il nostro torneo, anno dopo anno, continua a crescere”.
Da direttore del torneo come valuta la gara dal punto di vista sportivo?
“C'è stata sicuramente una sorpresa, in campo femminile, perché nessuno si aspettava che Lizzy De Greef, nonostante sia una giocatrice in ascesa, vincesse il torneo. La sconfitta al primo turno della numero uno al mondo Yui Kamiji, proprio per mano della futura vincitrice del torneo, è stata certamente inaspettata. Fatale potrebbe esserle stata la terra rossa romana che, rispetto a quella giapponese, è decisamente più lenta. Anche i campi pesanti dei primi giorni non hanno facilitato le cose alla fuoriclasse nipponica”.
Tra gli uomini è arrivato il tris del britannico Alfie Hewett. Tutto come previsto?
“Hewett è nettamente il più forti di tutti e l'ha dimostrato ancora una volta. Quello che fa in campo è impressionante e per gli avversari, al momento, è ancora fuori portata. A Roma poi è arrivato motivatissimo perché vuole riconquistare la prima posizione mondiale che in questo momento è nelle mani del baby fenomeno giapponese Tokito Oda. Ma, vincitori a parte, dal primo turno abbiamo avuto match lottati di livello tecnico molto alto. Ho personalmente ricevuto apprezzamenti da diversi consiglieri federali e dal direttore dell’Istituto Superiore di Formazione Michelangelo Dell’Edera per la qualità dello spettacolo offerto”.
E poi c’è stata la grande novità del torneo di qualificazione maschile che si è giocato al Due Ponti Sporting Club.
“Quello di Roma è stato il primo torneo al mondo ad averlo. Se si pensa che il francese Guilhem Laget, uscito dal torneo cadetto, ha ceduto allo spagnolo n.11 del mondo Daniel Caverzaschi solo 7-5 al terzo set, si può avere la misura del livello del campo dei partecipanti”.
Giunti a questo punto come si fa a crescere ancora?
“Il nostro obiettivo, parlo anche a nome della nostra consigliera Roberta Righetto, è quello di crescere di categoria e portare il torneo a WC-1000 che è l’equivalente di un Masters 1000. Per fare ciò sarà necessario avere un tabellone “Quad” (atleti con disabilità motoria permanente agli arti inferiori e ad almeno uno degli arti superiori, ndr.) e quindi pensare ad una formula per riuscire a gestire ancora più atleti. L'altro aspetto è quello della promozione, attraverso i canali di cui disponiamo, grazie anche al marketing, cercando di trovare nuovi partner che possano essere interessati al nostro movimento. Un ultimo aspetto è quello di lavorare perché i nostri campi gara siano sempre più riconoscibili con tutta una serie di brandizzazioni non targate ITF ma ‘nostre’ cioè della FITP. Il fatto che anche il Presidente Angelo Binaghi, nella conferenza stampa di fine torneo, si sia espresso in modo favorevole è per noi motivo d'orgoglio e una prova tangibile dell’attenzione del board federale nei confronti del tennis in carrozzina”.
Che bello vedere il Foro Italico senza barriere architettoniche.
“È il risultato di un lavoro che abbiamo fatto durante tutti questi anni. Adesso i nostri giocatori vanno dove vogliono, non c'è una limitazione, non c'è una barriera che gli impedisce di accedere in qualsiasi parte del site. Non è una cosa scontata. E questo vale anche per gli spettatori. L'effetto Sinner ha fatto tantissimo anche per il nostro movimento. La gente viene allo stadio, vede, capisce e quindi riporta. La cultura si fa anche così, attraverso una semplice partita di tennis che, in contesti normali, magari non si guarderebbe mentre a Roma diventa qualcosa da vedere”.