Il settore è stato uniformato e ristrutturato in modo organico. Una disciplina in cui si fondono spirito di competizione e passione, voglia di primeggiare e lealtà nei confronti dell’avversario. Uno sport vero, che con i suoi valori positivi gioca un ruolo di primo piano proponendosi come modello sportivo, sociale e culturale. E sono tantissimi gli eventi previsti nel 2026
di Gianluca Vignali | 24 febbraio 2026
Nel panorama sportivo italiano, il Settore Wheelchair della Federazione Italiana Tennis e Padel non è semplicemente un comparto tecnico. È un’idea di sport che prende forma concreta, è la dimostrazione che l’inclusione, quando è pensata con metodo, diventa struttura, cultura organizzativa, visione strategica.
Una scelta consapevole che attraversa formazione, competizione, impiantistica e territorio. La nuova programmazione competitiva e formativa nasce da un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: al centro c’è la persona, non la sua condizione. E questo non resta uno slogan. Diventa organizzazione, diventa metodo, diventa continuità operativa.
Formazione: sapere, conoscere, progettare
Il settore wheelchair è stato uniformato e ristrutturato in modo organico. L’ambito formativo si sviluppa su tre livelli che dialogano tra loro.
Il primo coinvolge tutti i corsi dell’Istituto di Formazione R. Lombardi, dal primo gradino fino al percorso per Tecnico Nazionale. La disabilità non è un modulo accessorio inserito a margine: è una competenza trasversale, parte integrante dell’identità professionale del tecnico. Questo significa formare figure capaci di leggere la complessità, di adattare la metodologia, di costruire percorsi realmente inclusivi.
Il secondo livello prevede clinic specialistiche dedicate a tennis e padel, con un approfondimento sulle specificità tecniche e metodologiche degli sport di racchetta in carrozzina. Qui si entra nel dettaglio: dinamiche di movimento, gestione degli spazi, tempi di gioco, adattamenti didattici.
Il terzo livello è rappresentato dal corso di alta specializzazione, articolato in cinque moduli intensivi. Biomeccanica, regolamenti, adattamenti tecnici, approccio psicologico, progettazione sportiva. Non è soltanto insegnare un gesto tecnico. È comprendere un sistema, leggere la relazione tra atleta, attrezzo, spazio e contesto.
Quando una federazione investe in questo modo nella formazione, sta affermando una verità fondamentale: l’inclusione non è improvvisazione. Si studia, si pianifica, si costruisce nel tempo.
Accessibilità: lo spazio come messaggio
Servizi funzionali, campi realmente accessibili, club house pienamente fruibili: l’accessibilità non è un semplice requisito tecnico, ma un linguaggio culturale. Ogni rampa, ogni spogliatoio progettato senza barriere, ogni percorso fluido e sicuro trasmette un messaggio chiaro di appartenenza. Dice, senza bisogno di parole, che quello spazio è stato pensato per accogliere.
È vero, non tutti i circoli presentano ancora standard pienamente adeguati e molto ancora c’è da fare. Tuttavia il cambiamento è in atto. Negli ultimi anni l’attenzione verso questi temi è cresciuta in modo significativo, generando un processo concreto di miglioramento. La consapevolezza si sta trasformando in interventi strutturali, e ciò che prima era percepito come opzionale oggi viene riconosciuto come parte integrante della qualità sportiva e organizzativa.
A questo si affiancano le collaborazioni con le Unità Spinali, l’adesione ai progetti del Comitato Italiano Paralimpico e l’integrazione con le iniziative federali. Lo sport esce dai confini del circolo, entra nei percorsi riabilitativi, dialoga con le istituzioni sanitarie e scolastiche, costruisce una rete territoriale stabile. Non è un’isola: è un nodo di una rete più ampia.
Jannik Sinner a confronto con Alfie Hewett, una leggenda del wheelchair tennis, all'Hard Rock Stadium in occasione del Masters 1000 di Miami
Racchette in Classe: promuovere inclusione
Per lo sviluppo del settore giovanile, il progetto “Racchette in Classe” rappresenta una chiave strategica. L’idea è potente perché interviene nel momento più delicato e fertile: l’età scolare.
Portare gli sport di racchetta dentro le scuole significa progettare l’inclusione fin dall’inizio. Non si adatta un’attività pensata per altri. Si parte dalla diversità come dato di progetto. Gli esercizi sono modulati, flessibili, calibrati per valorizzare le abilità, non per misurare le mancanze.
Il cuore del progetto è l’esperienza diretta. Racchette e palline diventano strumenti per sviluppare coordinazione, relazione, fiducia nelle proprie capacità. La collaborazione strutturata tra istituzioni scolastiche e tecnici federali formati sul paralimpico garantisce continuità. L’esperienza scolastica può trasformarsi in pratica stabile nei circoli affiliati. E la continuità, nello sport come nella vita, è ciò che trasforma un evento in un percorso.
Il tennis in carrozzina scende in provincia
Con il progetto “Il tennis in carrozzina scende in provincia” emerge con forza la dimensione territoriale. Non tutto deve accadere nei grandi centri. Lo sport inclusivo cresce davvero quando raggiunge le comunità locali.
Le giornate operative, della durata di 6–8 ore, prevedono accoglienza, prove pratiche assistite, attività ludico-sportive e orientamento verso percorsi di continuità sportiva. Le finalità sono chiare: promuovere il benessere attraverso lo sport paralimpico, intercettare nuovi praticanti, rafforzare la collaborazione istituzionale tra CIP e FITP, garantire una reale prosecuzione dell’attività nei circoli.
Significa distribuire opportunità. Significa ridurre la distanza tra potenzialità e possibilità concreta.
Attività di base e sviluppo
Stage regionali mensili, tornei promozionali, collaborazione con centri riabilitativi. Il sistema non si limita al vertice agonistico. Costruisce una piramide solida: una base ampia che sostiene lo sviluppo progressivo fino alla competizione di alto livello.
Lo sport in carrozzina non è soltanto performance. È autonomia. È identità. È cittadinanza attiva. È anche un laboratorio sociale: quando cambia il modo in cui pensiamo il campo da gioco, cambia il modo in cui immaginiamo la comunità.
Il “Sistema Italia Wheelchair” non è perfetto — nessuna struttura umana lo è — ma rappresenta un modello in cui organizzazione, formazione e visione convergono in modo coerente. E quando lo sport diventa metodo culturale, non si stanno formando soltanto atleti. Si sta allenando una società più consapevole, più competente, più capace di includere.
Qui in basso (nell'allegato pdf) il CALENDARIO WHEELCHAIR 2026.