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Il racconto della finale dell'Atp Challenger 75 e le parole del nuovo re di Roma
di Giacomo Nicotera | 28 aprile 2026
Per il secondo anno consecutivo, sul tetto del Challenger 75 di Roma sventola alta la bandiera tricolore. Dopo il successo nel 2025 di Matteo Gigante, anche Andrea Guerrieri iscrive il proprio nome nell’albo dei vincitori, mettendo a segno la doppietta italiana consecutiva al Garden Open.
Per il classe 1998 si tratta del primo successo a livello Challenger dopo ben tre titoli ITF. Una cavalcata trionfante iniziata dalle qualificazioni – cruciale il match d’esordio contro Alex Martinez – e proseguita senza passi falsi fino all’atto decisivo, dove Dalibor Svrcina è stato piegato in tre set (6-4 2-6 6-1).
Il torneo capitolino si è tinto d’azzurro, dall’inizio alla fine: due italiani approdati alle semifinali, con il rischio concreto di una finale tricolore se non fosse stato per l’inciampo, a un passo dall’atto decisivo, di Jacopo Vasamì. Resta la cornice di una settimana all’insegna del tennis in uno dei centri che fa dello sport della racchetta un vero e proprio credo.
Con questa vittoria, l'emiliano compie un balzo in classifica e si piazza intorno a alla posizione numero 245 del ranking (in attesa dell'aggiornamento di lunedì prossimo). “Contro Martinez nelle qualificazioni siamo passati da un buco veramente stretto - ha raccontato Andrea -. È stata una partita molto tosta, la scintilla che mi ha dato la carica per vincere tutto il torneo. Il piccolo step necessario per darmi ancora più carica e affrontare al meglio il tabellone principale”.
Nonostante la vittoria il 27enne di Correggio rimane piantato con i piedi per terra. Nella sua testa risuona un solo mantra: migliorarsi.
“Sono cresciuto molto sul dritto - spiega Guerrieri - trasformandolo da colpo difensivo a un'arma affidabile su cui contare quanto il rovescio. Anche il servizio è migliorato grazie a un uso più efficace dello slice mancino. Per fare un altro salto di qualità devo ottenere più punti gratuiti col servizio e migliorare la reattività fisica negli spostamenti, evitando passi di troppo per restare sempre in equilibrio”.
L’oblio del ranking non risparmia nessuno. Per Andrea, solamente il duro lavoro, la fiducia nei propri mezzi e l’affetto dei propri cari hanno mantenuto vivo il fuoco sacro del tennis dentro di lui: “Ho avuto momenti difficili tra i 20 e i 25 anni, in cui mi sono interrogato sul futuro, ma la chiave è stata continuare a lavorare sodo ogni giorno con il supporto del mio team e della mia famiglia”.
Con in testa le qualificazioni di un torneo dello Slam, Guerrieri è già in Austria, pronto per esordire al Challenger 100 di Mauthausen, sognando una settimana gloriosa proprio come quella del Garden.