Da Berrettini a Bolelli, da Vavassori ai Cobolli: i campioni azzurri hanno scritto pagine importanti della loro carriera sui campi marchigiani
di Gian Maria Recanatini | 30 novembre 2025
Il terzo trionfo consecutivo dell'Italia in Coppa Davis ha un sapore speciale. Senza Jannik Sinner e senza Lorenzo Musetti, la vittoria di Malaga ha dimostrato la profondità e la solidità di un movimento che va ben oltre i singoli campioni. Una vittoria corale, che affonda le radici in un sistema tennis che abbraccia tutta l'Italia, Marche comprese.
Schierando Flavio Cobolli, numero 3 d'Italia, e Matteo Berrettini, numero 6, gli azzurri hanno conquistato l'insalatiera senza perdere nemmeno una partita. Un successo che ha permesso al capitano Volandri di lasciare a riposo i doppisti Simone Bolelli e Andrea Vavassori, oltre all'altro singolarista Lorenzo Sonego. Una profondità di rosa impensabile fino a pochi anni fa.
Tra i convocati azzurri non c'erano marchigiani, eppure la nostra regione rappresenta un capitolo importante nella carriera di molti protagonisti di questa Davis. Matteo Berrettini conquistò il suo primo titolo importante proprio nelle Marche: era il 2017, un challenger vinto a San Benedetto del Tronto. Appena quattro anni dopo, il romano avrebbe raggiunto la finale di Wimbledon, scrivendo una pagina storica del tennis italiano.
Anche Andrea Vavassori ha calcato i campi del torneo Maggioni di San Benedetto, dove disputò una finale di doppio nel 2022, uscendone sconfitto. Due anni dopo, nel 2024, il torinese avrebbe conquistato uno Slam, gli US Open in doppio misto con Sara Errani.
Il suo compagno di doppio in Davis, Simone Bolelli, vanta invece una vittoria marchigiana nel 2012: il bolognese si impose nel challenger di Recanati, curiosamente in singolare, specialità che allora privilegiava rispetto al doppio.
Flavio Cobolli, protagonista della cavalcata azzurra, appena due anni fa giocava al Maggioni di San Benedetto, fermandosi ai quarti di finale. Ma il legame della famiglia Cobolli con le Marche risale ancora più indietro nel tempo.
Stefano Cobolli, padre e allenatore di Flavio, protagonista di numerose interviste televisive in questi giorni di festa azzurra, raggiunse i quarti di finale sui campi in terra battuta del Ponterosso di Senigallia nel lontano 1994. Aveva appena 17 anni ed era considerato una promessa del tennis italiano. I giornali dell'epoca, riportati nella pagina curata da Bocchini, storpiavano persino il suo cognome. Stefano avrebbe raggiunto al massimo la posizione 236 del ranking ATP.
Curiosità nella curiosità: quel torneo del 1994 lo vinse Andrea Spizzica, che sarebbe poi diventato uno dei primi coach di Jannik Sinner. In finale sconfisse Luca Bottazzi, oggi stimato studioso e commentatore di tennis, che ha raccontato anche questa Davis. Sinner, va ricordato, è ora allenato dal marchigiano Simone Vagnozzi di Ascoli Piceno.