Il 2025 è stato per Michele Mecarelli l'anno della transizione
di Gian Maria Recanatini | 07 gennaio 2026
Diciotto anni, jesino di nascita ma con base alla Galimberti Tennis Academy, il giovane marchigiano si è trovato a vivere dodici mesi intensi tra gli ultimi impegni da junior e i primi passi nel professionismo.
Michele, come valuti questa tua stagione 2025? È stato un anno di transizione importante tra circuito junior e professionismo.
"L'annata 2025 è stata positiva per me. Ho fatto molte esperienze importanti a livello junior come i quattro Slam e ho iniziato il salto verso il circuito professionistico, un salto difficile perché comunque giochi con atleti più maturi e più abituati soprattutto mentalmente. Sto provando ad imparare da loro e a costruire una base solida a livello tennistico e mentale per competere a questo livello".
Un passaggio delicato, quello dal circuito junior al professionismo, che richiede non solo tecnica ma soprattutto maturità. Gli Slam junior rappresentano un capitolo a parte: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open, quattro palcoscenici prestigiosi che hanno segnato la stagione di Mecarelli.
Cosa ti hanno lasciato esperienze come l'Australian Open Junior da una parte, e i tornei ITF dall'altra? Sono due mondi molto diversi?
"Esperienze come gli Slam junior mi hanno aiutato a iniziare a capire e ad imparare come funziona il mondo del tennis a livello molto alto. Vedere cosa fanno i giocatori, come si allenano, mi ha dato e mi continuerà a dare molti spunti per il mio futuro. Passare da quel tipo di tornei ai tornei ITF pro ti aiuta secondo me a rimettere i piedi per terra, a farti capire che di strada ce n'è tanta da fare per raggiungere quel livello e che il lavoro da fare è tanto."
Un bagno di realtà salutare, insomma. Ma è proprio sul lavoro quotidiano che Michele sta investendo tutte le sue energie, con un programma di allenamento chiaro e mirato alla Galimberti Tennis Academy.
Su cosa stai lavorando principalmente alla Galimberti Tennis Academy? Quali aspetti del tuo tennis senti di dover sviluppare?
"In accademia stiamo lavorando tanto e sento che sia il posto giusto per continuare a migliorare e crescere come giocatore e come atleta. Stiamo lavorando molto sulla parte fisica in questa fase di preparazione e a livello tennistico stiamo lavorando principalmente su servizio e diritto."
Due colpi fondamentali per fare la differenza nel tennis moderno, armi che Michele vuole affinare per renderle sempre più incisive. Guardando al futuro, le aspettative ci sono ma i piedi restano ben piantati a terra.
A 18 anni hai ancora molto tempo davanti. Quali sono i tuoi obiettivi per il 2026?
"Per il 2026 penso a migliorarmi ancora, continuare a crescere sotto tutti i punti di vista. Al miglioramento spero di aggiungere anche buoni risultati che sicuramente danno fiducia per il futuro."
La filosofia è quella giusta: prima il lavoro, poi i risultati. Michele ha dimostrato di aver capito che il professionismo non regala nulla e che la maturità mentale conta quanto il talento. A diciotto anni ha già assimilato lezioni importanti, quelle che servono per costruire una carriera solida nel tempo.