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Ramundo: "Ilary ha già le carte per il professionismo, ma non bruciamo le tappe"

Il coach marchigiano traccia il bilancio di una stagione 2025 intensa per la diciassettenne di Montemarciano: infortunio, 12 tornei in 14 settimane e una crescita che va oltre i numeri del ranking

di | 11 dicembre 2025

Il coach Andrea Ramundo con Ilary Pistola

Il coach Andrea Ramundo con Ilary Pistola

La stagione 2025 di Ilary Pistola è stata un'altalena di emozioni, segnata da un infortunio che poteva compromettere tutto e da una ripresa fulminante che l'ha portata a confermarsi tra le migliori Under 18 d'Italia. Ne parliamo con Andrea Ramundo, il coach che da anni la segue alla Open Point Tennis Academy di Montermarciano

Andrea, come analizzi questa stagione di Ilary, segnata dall'infortunio ma anche da risultati importanti?

"Quest'anno c'è stato purtroppo un infortunio di tre mesi che ci ha portato a riprogrammare totalmente la stagione. Abbiamo dovuto comprimere tutto: 12 tornei in 14 settimane. È stata durissima, ma Ilary ha risposto in maniera eccezionale. Questo dimostra quanto sia cresciuta non solo tecnicamente, ma soprattutto nella capacità di gestire carichi di lavoro intensi."

Un aspetto che emerge chiaramente è la costanza nei risultati: tre semifinali consecutive nei J200, piazzamenti che richiedono non solo tecnica ma anche una solidità mentale importante. È proprio su questo che Ramundo sta lavorando maggiormente.

Quali sono le aree di miglioramento su cui state concentrando il lavoro?

"Il fattore predominante nella carriera di un junior, ma penso anche in futuro, è quello mentale: gestione della partita, dello stress, delle pressioni. Ilary vive sotto i riflettori che arrivano da tante direzioni, e questo l'ha forgiata caratterialmente. Faccio fatica ad accettare ragionamenti del tipo 'il risultato non conta'. La realtà è che parliamo di ragazzi di 15, 16, 17 anni. Il risultato non è al primo posto, ma è sbagliato far finta che non conti. Con i risultati ottenuti negli ultimi anni siamo riusciti a consolidare aspetti del suo gioco che altrimenti sarebbe stato difficile farle percepire come davvero efficaci."

Il ranking di Ilary continua a crescere, avvicinandosi alle prime 100 Under 18 del mondo. Ma per Ramundo i numeri sono conseguenza, non punto di partenza. La programmazione segue una logica precisa, che affonda le radici in un consiglio prezioso ricevuto l'anno scorso.

Come gestite il rapporto tra obiettivi di ranking e crescita tecnica?

"Non ci siamo mai dati un obiettivo numerico preciso, ma abbiamo limiti da rispettare per partecipare a determinati eventi importantissimi per la sua crescita. Ho correlato il miglioramento del ranking al raggiungimento di obiettivi tecnico-tattici. Maggiormente metteva in campo il lavoro su cui stavamo lavorando, maggiormente otteneva risultati. In questo riporto un po' quello che Iva Ljubicic mi disse in Croazia l'anno scorso quando ci siamo visti per un torneo: parlando della programmazione da orientare questi ragazzi, il suo consiglio fu quello di cercare di fare una programmazione che permetteva ai ragazzi di giocare tornei e raggiungere più o meno indicativamente i quarti di finale, perché così potevano sperimentare la vittoria ma d'altro canto sperimentavano anche la sconfitta che in qualche modo metteva in discussione quello che stavano facendo".

Guardando al futuro, la domanda che tutti si pongono è: qundo Ilary farà il salto nel professionismo? La risposta di Ramundo è chiara e riflette una filosofia precisa nella gestione dei talenti.

Quali sono i progetti futuri per Ilary? Quando pensate al passaggio al professionismo?

"L'obiettivo principale per questa stagione era chiaro fin dall'inizio: raggiungere un ranking che le permettesse di accedere agli Slam Junior e ai tornei preparatori di massimo livello. Questo era il traguardo concreto che ci siamo posti, e direi che ci siamo arrivati. Per quanto riguarda il futuro e il passaggio al professionismo, sono assolutamente sereno: Ilary ha già le carte in regola per competire a livello pro. Il ritardo nell'approccio non è mai stato per lacune tecniche, ma per permetterle di acquisire i mezzi e la consapevolezza per farlo. Non ha senso bruciare le tappe. Quando faremo il salto, e lo faremo presto, sarà perché sarà davvero pronta sotto ogni punto di vista" .

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