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Vietti e Di Gioia, orgoglio piemontese alle qualificazioni mondiali wheelchair di Alghero

I due atleti piemontesi di tennis in carrozzina tra i protagonisti della settimana internazionale sarda

14 maggio 2026

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Alghero ha ospitato una settimana di tennis internazionale in carrozzina con in palio l’accesso alla fase finale della Bnp Paribas World Team Cup Wheelchair Tennis, in programma a settembre a Orlando, in Florida. Sui campi del circolo sardo si sono disputate le qualificazioni della Zona Europa/Africa, con tre posti mondiali assegnati: Israele ha conquistato il pass nel maschile e nella categoria Quad, mentre la Svizzera si è imposta nel femminile.

Per l’Italia non è arrivata la qualificazione, ma il bilancio resta significativo. La nazionale femminile ha chiuso al terzo posto, il team Quad al quinto e la squadra maschile al sesto. Dentro questo percorso c’è anche un pezzo importante di Piemonte, rappresentato da Maria Vietti e Hegor Di Gioia.

Vietti e Di Gioia, orgoglio piemontese alle qualificazioni mondiali wheelchair di Alghero

Vietti è arrivata all’appuntamento dopo il percorso della “Road to Alghero”, una serie di tornei nazionali organizzati per definire le convocate. Le tappe si sono disputate a Milano, Torino e Milano Marittima. La piemontese le ha vinte tutte e tre, ottenendo così il posto in nazionale. Una selezione particolare, diversa dalla consueta scelta tecnica diretta, che ha messo le atlete italiane una contro l’altra prima di trasformarle in compagne di squadra.

Ad Alghero, però, il contesto è cambiato completamente. “Per me è stata un’emozione fortissima perché era la prima volta che andavo in campo per la mia nazione e non per me stessa - dice Vietti -. Quando fai i tornei giochi per il tuo risultato, per il ranking, per i punti. In questo caso è stato molto differente, perché andavi a giocare per la tua nazione, con la squadra a bordo campo e il capitano in panchina”.

Vietti e Di Gioia, orgoglio piemontese alle qualificazioni mondiali wheelchair di Alghero

Il livello della competizione era alto. Ogni Paese ha portato le proprie migliori giocatrici e alcune nazionali, in particolare Svizzera e Israele, si sono presentate con atlete stabilmente nelle prime posizioni del ranking mondiale.

Per Vietti, che nella formazione italiana era la numero due secondo la classifica internazionale, il torneo è stato anche un confronto diretto con un tennis ancora più impegnativo rispetto alla normale dimensione individuale. Il suo bilancio personale, comunque, è più che positivo. Vietti ha vinto i singolari alla sua portata e ha perso soltanto contro la giocatrice svizzera che avrebbe poi contribuito alla qualificazione della propria nazionale. Ma più del risultato, resta il peso emotivo dell’esordio in azzurro. “Mi porto a casa sicuramente l’orgoglio di essere italiana - racconta -. Se non hai mai provato a giocare per la tua nazione, difficilmente puoi capire. Il primo giorno, alla cerimonia d’apertura, essere lì con l’inno nazionale che suona è stato bellissimo. La dinamica della squadra è stata molto importante, nel tennis di solito sei da sola, giochi per te. Invece avere le compagne a bordo campo che tifano, il coach, il capitano, è qualcosa di diverso. Si è formato un bellissimo gruppo”.

Vietti e Di Gioia, orgoglio piemontese alle qualificazioni mondiali wheelchair di Alghero

Anche per Hegor Di Gioia la settimana di Alghero ha rappresentato un passaggio rilevante. Per lui non era la prima volta in nazionale, dopo l’esperienza dell’anno precedente in Turchia, ma vestire la maglia azzurra resta un momento speciale. “Indossare l’azzurro - racconta - è il sogno che ogni bambino ha quando inizia uno sport. Per me rappresenta orgoglio, responsabilità e la possibilità di portare in campo non solo me stesso, ma anche le persone che credono in me”.

Nella categoria Quad l’Italia ha chiuso al quinto posto, battendo l’Austria nella finale di piazzamento. Il pass per Orlando è andato a Israele, che ha superato la Turchia in finale. Per gli azzurri il compito era complicato fin dall’inizio, perché il livello delle avversarie era molto alto. “Le prospettive di qualificarci non erano facili - spiega Di Gioia -, c’erano tre squadre veramente forti: Israele, Turchia e Sudafrica. L’obiettivo era arrivare ai quarti, siamo arrivati quinti”.

Vietti e Di Gioia, orgoglio piemontese alle qualificazioni mondiali wheelchair di Alghero

Il momento più importante della sua settimana è arrivato contro la Francia. Di Gioia, numero uno della squadra italiana, ha affrontato il numero uno francese, numero 20 del mondo. Dopo la sconfitta del compagno Alberto Saja nel primo singolare, il piemontese è entrato in campo sapendo che una sua sconfitta avrebbe pesato moltissimo sul risultato complessivo. “È stata una bella partita, combattuta, tra tensione e concentrazione - dice -. Sono soddisfatto di me”.

Il confronto con i migliori del mondo, però, ha dato anche indicazioni chiare sul lavoro ancora da fare. Contro il turco numero 4 del ranking mondiale la differenza si è vista. Di Gioia non la nasconde: “Non c’è stata storia, c’è tanta differenza in questo momento”. Ma anche quel tipo di partita fa parte del percorso. “Confrontarsi a questo livello fa capire che bisogna lavorare ogni giorno. Ti dà motivazione e consapevolezza”.

Per Di Gioia, infatti, Alghero si inserisce in un obiettivo più ampio: il percorso verso le Paralimpiadi di Los Angeles 2028. “Il mio obiettivo è lavorare per il 2028 e qualificarmi tra i primi dodici al mondo della mia categoria. È difficile, ma ci proviamo”.

La strada passa da un calendario internazionale fitto. Dopo Alghero, Di Gioia ha in programma diversi tornei: Brescia, poi Cuneo, Lione, Berlino, Ginevra. L’obiettivo è giocare il più possibile, accumulare esperienza e abituarsi alla pressione delle partite importanti. “Più fai tornei, più l’emozione e la tensione iniziano a diventare una cosa normale, come un allenamento - osserva -. Spesso è lo stato mentale che ti consuma più di quello fisico”.

Anche nel suo racconto torna con forza il tema della squadra. Nel Quad, Di Gioia ha condiviso il percorso con Alberto Saja e con Andrea Pontone, capitano della categoria e maestro della sua società. “È bello farsi il tifo l’uno con l’altro, soffrire insieme. Sono emozioni che ti porti dietro”.

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